Intervista a Filippo Bianchi, direttore della rivista "Musica jazz", che propone un concorso per i talenti di casa nostra. I vincitori sul palco dell'Auditorium di Concita De Simone
Metti una sera in scena Luca Aquino, Francesco Bearzatti, Dino Betti van der Noot, Fabrizio Bosso, Paolino Dalla Porta, Maria Pia De Vito, Roberto Gatto, Dado Moroni, Enrico Rava, Antonello Salis e avrai i migliori musicisti jazz del 2009. Anzi, alcuni anche degli anni passati.
Li ritroveremo tutti sul palco dell’Auditorium Parco della Musica lunedì 18 gennaio prossimo per “Top jazz 2009”, la serata di premiazione dei vincitori del referendum indetto dalla rivista specializzata “Musica jazz”, giunto ormai alla ventisettesima edizione, in cui, naturalmente, ci saranno anche le rispettive esibizioni. E visto che il biglietto d’ingresso costa solo 5 euro, vale davvero la pena assistervi.
Nato nel 1982, da qualche anno il Premio si concentra solo sui musicisti di casa nostra. Forse perché, in effetti, abbiamo ormai tanti artisti “d’esportazione”. Insomma, un nutrito pool di critici, sessanta tra giornalisti ed esperti, hanno espresso anche quest’anno le loro preferenze sui migliori dischi e musicisti jazz e hanno decretato, con voto palese, i vincitori. E così il premio, oltre che rendere omaggio alla musica jazz, risulta anche uno stato dell’arte in campo italiano per questo genere di musica.
Per il miglior disco del 2008 il premio Arrigo Polillo è andato ex aequo a «Stunt» del duo Fabrizio Bosso - Antonello Salis, e a «New York Days» di Enrico Rava, storica presenza tra i migliori musicisti jazz di fama internazionale, cui è andato (e non per la prima volta) anche un altro dei riconoscimenti più prestigiosi: il premio Pino Candini, legato alla votazione per il musicista dell’anno, superando, nell’ordine, Gianluca Petrella, Stefano Bollani e il vincitore dell’anno scorso, Franco D’Andrea. A sua volta Gianluca Petrella, che come jazzista dell’anno si era affermato dodici mesi prima, stavolta ha potuto rifarsi come leader della miglior formazione, la Cosmic Band, che è prevalsa sulla Lydian Sound Orchestra di Riccardo Brazzale e sulla Unknown Rebel Band di Giovanni Guidi. Le formazioni di Petrella e Guidi si esibiranno in una serata a parte il giorno prima, 17 gennaio, in Sala Santa Cecilia.
Veniamo alle categorie in cui si dividono i musicisti. In quella dei compositori e arrangiatori ha vinto, riscuotendo il massimo stagionale dei punti voto, Dino Betti van der Noot; per la categoria ottoni il trombettista Fabrizio Bosso; tra le ance (sax e clarinetti) il sassofonista Francesco Bearzatti; per tastiere e chitarra il pianista Dado Moroni; per gli artisti della sezione ritmica il batterista Roberto Gatto, altra pietra miliare del nostro jazz, (alla serata parteciperà anche Paolino dalla Porta, primo contrabbassista classificato nella stessa sezione); e nella «miscellanea» la cantante Maria Pia De Vito, unico caso quest’anno di un vincitore del 2008 riconfermato. Infine, per quanto riguarda il nuovo talento nazionale, nel libro d’oro si iscrive Luca Aquino, trombettista di Benevento, che era stato secondo l’anno scorso (posto d’onore passato quest’anno al sassofonista Daniele Tittarelli).
Artisti che si potranno ascoltare anche nell’apposita compilation, allegata al numero di gennaio della rivista “Musica jazz”, diretta da Filippo Bianchi, che abbiamo intervistato.
Da qualche anno si premiano solo gli italiani: perché questa scelta?
A un certo punto ci è sembrato di fare la copia “dei poveri” dell’analogo referendum indetto da “Dowbeat”, la più prestigiosa e diffusa rivista americana di jazz che fa un sondaggio molto accurato che include tutte le categorie di musicisti, dal pianoforte al flauto. E non aveva molto senso. Meglio concentrarci sui nostri artisti che poi, da qualche anno, hanno raggiunto un livello che non ha niente da invidiare ai colleghi d’oltreoceano. Da addetto ai lavori e da appassionato mi piacerebbe che anche altre riviste nazionali europee facessero lo stesso, perché il jazz europeo non è molto compatto, non si conosce. Invece ormai ci seguono anche dall’estero.
Certo i pluripremiati sono più dei nomi nuovi…
Questo è vero fino a un certo punto. L’anno scorso non c’erano né Rava né Bollani. E tra i premiati ci sono invece nomi come il chitarrista Roberto Cecchetto che non è un best seller, ma comunque un ottimo musicista.
Con quale criterio vengono premiati? Qualità o quantità di vendite?
Noi come rivista “Musica jazz” facciamo solo un atto notarile. Sono i critici che votano. Io sono super partes e non voto. La giuria è composta da critici e giornalisti attivi e informati in fatto di jazz e, soprattutto, non c’è nessun conflitto d’interessi. Chi è legato a qualche etichetta discografica, o società di concerti, ad esempio, non vota. Penso proprio che votino in base alla qualità.
Come giudica il fatto che in Italia i musicisti jazz non abbiano la popolarità dei colleghi pop?
Questo è un fatto storico, che risale agli anni Cinquanta, all’epoca del rock’and roll. Purtroppo il livello culturale non cresce ma tende a diminuire e il jazz è una musica complessa, quindi risulta di minoranza, richiede fatica ma dà soddisfazione all’ascoltatore. Aggiungo una considerazione di mercato e cioè che le major non credono al jazz o alle forme innovative in generale, e quindi puntano solo sul pop.
15 gennaio 2010