Tre nuovi insediamenti per circa 100 persone vicino all'ultimo binario, per loro nessun campo attrezzato o servizio di orientamento. Cancellati i traguardi raggiunti nei giorni scorsi dalle associazioni da Redattore Sociale
Sono tre i nuovi insediamenti dei profughi afgani a Roma, per un totale di circa cento persone. Per loro nessun campo attrezzato o servizio di orientamento, ma solo tende all'aperto a dieci metri dall'ultimo binario della stazione Ostiense. È questa oggi la situazione dei rifugiati che provengono dall'Afghanistan e che vivono a ridosso della stazione Ostiense. Gli importanti traguardi raggiunti negli scorsi mesi per chi combatte per i loro diritti, Medu (Medici per i diritti umani), Medici contro la tortura, San Gallicano e altre realtà del mondo dell'associazionismo sono, al momento, stati cancellati. Se per i quasi cento afgani ospitati al Cara di Castelnuovo di Porto si sono aperte infatti le porte dei centri di accoglienza freddo per gli altri rifugiati, arrivati dopo il trasferimento della Croce Rossa italiana al centro di prima accoglienza dei rifugiati a nord della Capitale, non c'è stata alcuna alternativa alla strada.
Dal primo gennaio, inoltre, il centro bocciofilo accanto alla “buca” che ospitava ogni mattina il centro di orientamento (legale e medico) ha “sfrattato” i volontari che si occupavano di dare una prima assistenza agli afgani della stazione Ostiense. «La situazione è davvero disperata – sottolinea Alberto Barbieri del Medu, spiegando che il numero dei rifugiati è tornato di nuovo piuttosto alto – i ragazzi dormono sotto il porticato dell'ex Air Terminal, sempre serrato». Per il servizio di orientamento è stata trovata invece una soluzione ancora più provvisoria: «Stiamo servendoci del nostro camper, nel quale generalmente offriamo assistenza sanitaria ogni martedì sera, per dare continuità al progetto di orientamento che aveva avuto successo nel mese di dicembre».
Il camper del Medu ospita quindi ogni mattina le diverse associazioni che a turno offrono visite dentistiche, assistenza legale e medica. «Dopo due mesi – denuncia Marie Aude Tavoso, vicepresidente del Medu – si sta ritornando al passato. Le soluzioni trovate non sono mai strutturali ma sempre emergenziali, il Comune promette ogni giorno di trovare una location almeno per l'orientamento, ma ad oggi lavoriamo nel nostro camper». Nei giorni scorsi il Medu ha distribuito venti tende per i rifugiati che vivono dietro l'Air Terminal per un totale di 60 posti. Dopo il pasto e le coperte distribuite dalla Comunità di Sant'Egidio davanti allo stabilimento dell'Acea su piazzale Ostiense i volontari dei Medici per i diritti umani sono andati dietro l'Air Terminal per iniziare la consegna. Ad attenderli molti fra i ragazzi presenti alla distribuzione del pasto ma anche molti che si erano già preparati per la notte: cartoni a terra, coperte e i più fortunati tende leggere.
Nel porticato antistante la struttura abbandonata e serrata dell'Air Terminal vivono soprattutto gli afghani di etnia hazara, mentre lungo la strada ancora in costruzione alle spalle dei cantieri e della “buca” ci sono soprattutto pasthun. Per tutti piccole baracche o tende, pochi panni stesi all'umido della notte e una latta con della legna ad ardere, ricavata da bancali distrutti, per fare un po' di calore. Insufficiente in giorni come questi, con un tasso di umidità che all'aperto si trasforma quasi in nebbia. Tra i rifugiati c'erano diversi minori, che di giorno è impossibile incontrare: essendo molto spesso solo in transito in Italia preferiscono non farsi identificare per non essere costretti a rimanere nel Paese, inseriti nel circuito di assistenza dei minori stranieri non accompagnati.
21 gennaio 2010