I vespri con il Papa a conclusione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Il momento centrale, nella diocesi, la celebrazione a San Frumenzio con la raccolta di offerte per il Paese colpito dal sisma di Emanuela Micucci
Si conclude oggi (lunedì 25 2010) la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: alle 17.30, nella basilica di San Paolo fuori le Mura, il Papa presiede la celebrazione dei Vespri della solennità della Conversione di San Paolo. Prenderanno parte alla liturgia rappresentanti delle altre Chiese e comunità ecclesiali presenti a Roma. L’Ufficio delle celebrazioni liturgiche pontificie ricorda che i sacerdoti che desiderano partecipare alla celebrazione indossando il proprio abito corale dovranno trovarsi entro le 17 presso l’Altare della Confessione.
Appuntamento centrale di questo tempo, la veglia ecumenica diocesana, giovedì scorso (21 gennaio 2010), nella parrocchia di San Frumenzio, che si è svolta nel segno della solidarietà alla popolazione di Haiti. Un incontro di preghiera organizzato dalla diocesi insieme ai rappresentanti di tutte le Chiese e comunità ecclesiali presenti a Roma, nel quale la carità si è fatta testimonianza concreta della comunione tra i cristiani. In 5 stoffe mozambicane, infatti, i fedeli hanno depositato le offerte per le vittime del sisma. «Un gesto di solidarietà che - afferma il parroco don Giampiero Palmieri - esprime il nostro farci vicino all’altro».
Tradizionale appuntamento nel cuore della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, la veglia è segno di come «la Chiesa di Roma sia sempre impegnata nel cammino ecumenico», ha spiegato il vescovo Benedetto Tuzia, presidente della Commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo, presiedendo la preghiera. A concelebrare i vescovi Guerino Di Tora, ausiliare del settore Nord, monsignor Siluan, vescovo per l’Italia della Chiesa Ortodossa di Romania, e il vescovo ortodosso etiopico Josif, oltre a 12 sacerdoti rappresentanti dei cristiani ortodossi greci, armeni ed eritrei, pastori luterani, anglicani, valdesi, battisti, metodisti. Presente anche l’Esercito della Salvezza. «Questa sera assumiamo un comune impegno - ha sottolineato monsignor Tuzia - : sviluppare nella nostra città una rete di collegamento spirituale, di fraternità tra i cristiani». Comunità e persone, laici e religiosi, adulti e giovani, che si incontrano per pregare, conoscersi e crescere nella testimonianza dell’unità. «Una responsabilità e uno stimolo - ha precisato il presule - per noi cattolici».
«Sentiamo la forza del credere tutti in un unico Dio», commenta Simone, 24 anni, di San Frumenzio. Gli fa eco Milena Germano, evangelica: «Mi ha molto coinvolto questa liturgia - afferma -. Frequento la Chiesa metodista ed è stata la prima volta che ho pregato con i cattolici». Sottolinea invece l’importanza del lavoro di preparazione della veglia Paola Apostoli, rappresentante dell’Azione cattolica nella Commissione diocesana: «È una fase fondamentale di confronto e di scambio con i rappresentanti delle diverse comunità». Commovente il raccoglimento dei fedeli alla professione di fede, con quel Simbolo di Nicea-Costantinopoli dove «io credo» diventa un forte e convinto «noi crediamo». La comunione tra i cristiani si fa poi abbraccio fraterno nello scambio della pace tra i sacerdoti sull’altare.
«La prima credibile testimonianza della fede cristiana è la nostra unità - afferma monsignor Tuzia -. La nostra divisione è una piaga che la ferisce». «Voi sarete testimoni di tutto ciò»: il vescovo ricorda la citazione dell’evangelista Luca scelta come tema della Settimana e della veglia, indicando la risurrezione di Cristo quale sorgente della comunione ecclesiale. «Lasciamoci contagiare sempre di nuovo dalla speranza pasquale, affinché non ci facciamo paralizzare da ciò che resta difficile tra le nostre Chiese», invita il pastore luterano Jeans-Martin Kruse. «Il cristiano ha una grande fortuna: è contemporaneo di Cristo - rileva monsignor Siluan -. Sentiamo la stessa parola udita dai discepoli, vediamo la presenza di Dio nelle icone, tocchiamo il corpo di Cristo nella Divina Liturgia. Così diventiamo testimoni credibili».
Monsignor Marco Gnavi, direttore dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo, ricorda che «la vita gratuita fino al dono di sé è la vicenda di Gesù. Ma anche dei cristiani in Iraq, in Malesia, in Pakistan. Dall’Eucaristia celebrata nelle Emmaus periferiche e dolenti dell’umanità si intravede l’orizzonte di un’umanità riconciliata». Come spiega Manhal Abboush, studente rogazionista di 31 anni. «Nella mia patria, l’Iraq, cattolici, ortodossi e riformati testimoniano questa capacità di amare e di mostrare a tutto il mondo che la Chiesa di Dio non ha confini, non ha denominazioni che restringono, ma ha un’apertura di testimonianza, di martirio e di annuncio». «La veglia è un momento di arricchimento per la diocesi e per ciascuno di noi», afferma Stefano Ercoli, presidente del Segretariato attività ecumeniche (Sae) di Roma. «Fa arrivare questo spirito ecumenico a tutti - aggiunge Roberto Pietrolucci, della Comunità di Sant’Egidio -: un’unità che si costruisce a partire dalla conoscenza fra le persone».
25 gennaio 2010