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Cultura e Società: «Gran parte degli scienziati sono stati credenti»

Giorgio Israel: nessuna tensione tra scienza e fede, ma solo con «talune autorità religiose». Alessandro Giuliani: «La verità della scienza non è assoluta». L'incontro con i due studiosi a Santa Francesca Romana di Ilaria Sarra

È una questione annosa quella che riguarda scienza e fede. C’è chi sostiene che siano incompatibili, nemiche. Ma esiste realmente un conflitto tra queste due realtà? No, non è mai esistito. Su questo punto fondamentale concordano i due relatori intervenuti, giovedì 28 gennaio, al terzo appuntamento del ciclo di incontri “Nel mondo, ma non del mondo”, organizzato dalle Acli di Roma in collaborazione con l'Associazione Scienza & Vita Roma1, presso la parrocchia di Santa Francesca Romana. Giorgio Israel, professore di Storia della matematica all'università La Sapienza e Alessandro Giuliani, biofisico presso l'Istituto superiore di sanità, hanno discusso sul tema: “Il libro dei "numeri". Fede e scienza sono ancora avversarie?”. Moderatore dell’incontro Gianluigi De Palo, presidente delle Acli di Roma.

«Gran parte degli scienziati sono stati credenti – ha detto Israel – con una propria concezione teologica. Se conflitto c’è stato, è avvenuto tra scienza e determinate autorità religiose che hanno sposato una visione di tipo integrista». Primo caso di questa tensione si è avuto con Averroè, filosofo nato nel 1126; sosteneva la tesi secondo cui esistono delle leggi naturali, immutabili, che non contemplano un successivo intervento divino. I teologi islamici integralisti combatterono questa teoria e il prevalere del loro punto di vista allontanò l’Islam dalla scienza. «Il caso più conosciuto di conflitto scienza-fede è sicuramente quello di Galileo Galilei – ha spiegato ancora Israel –, uno scienziato credente che ha basato la sua concezione scientifica su un’idea teologica, secondo cui Dio ha creato il mondo su basi matematiche». «Lo scontro tra mondo ecclesiale e Galileo è diventato inaccettabile – ha sottolineato il professore – quando quest’ultimo è stato oggetto di persecuzione e addirittura condannato come eretico».

Israel ha parlato poi di altri scienziati che si sono confrontati con la figura di Dio: da Cartesio a Keplero, fino ad arrivare a Newton ed Einstein, secondo il quale «la scienza senza la religione è zoppa». «In tempi recenti si tende a creare un conflitto che in realtà è inesistente – ha proseguito –. La scienza non può spiegare tutto. I problemi dell’animo umano, della spiritualità sono campo d’intervento di fede e filosofia. Scienza e fede hanno spazi autonomi pur avendo possibilità di convivenza».

Sulla stessa lunghezza d’onda Giuliani, che ha spiegato come la conoscenza scientifica non sia la totale verità: «La nostra comprensione del mondo è di tipo statistico, possiamo essere molto precisi su un campione grande di oggetti, ma il singolo caso ci sfugge, quindi la verità della scienza non è assoluta». Anzi negli ultimi tempi è vissuta come una materia nella quale non c’è più niente da scoprire, tutto è gia stato studiato, tutto è conosciuto. «Invece non è così – ha spiegato Giuliani –, lo scienziato si deve porre tra l’universo e l’ignoto e l’apertura verso quest’ultimo è la stessa che ha la fede. La curiosità, la voglia di nuovo, sono il contributo della scienza e dell’arte e vanno insegnate nelle scuole. Si deve far riscoprire ai giovani il gusto della conoscenza».

«La fede è molto più vicina alla scienza che al sentimento – ha commentato don Fabio Rosini, parroco di Santa Francesca Romana – perché è un incontro oggettivo, dimostrabile, che ha una sua verificabilità».

29 gennaio 2010



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