Dedicato alla santa, compatrona d'Europa, e ai suoi viaggi attraverso il continente il libro scritto dal francescano padre Cristoforo Bove di Marco Testi
Primo ottobre del 1999: Giovanni Paolo II proclama Caterina da Siena, Teresa Benedetta della Croce e Brigida di Svezia compatrone d’Europa. Quest’ultima (1303-1373) è ancora poco conosciuta da noi, anche se per molti anni, fino alla morte, soggiornò a Roma.
In tempi in cui viaggiare era piuttosto pericoloso e soprattutto faticoso, Brigida, chiamata familiarmente Brita, intraprese durissimi viaggi a Santiago di Compostela, a Gerusalemme e attraverso l’Italia. La sua figura e i suoi veri e propri pellegrinaggi per il vecchio continente oggi vengono ricordati in un volume riccamente illustrato con riproduzioni di miniature, dipinti, luoghi toccati dalla santa: “Brigida di Svezia”, scritto dal francescano padre Cristoforo Bove.
Il libro è un vero e proprio manuale di viaggio, non solo in senso spaziale, in quanto ricostruisce gli spostamenti di Brigida e del marito, ma anche temporale, poiché riesce a dare un’idea di quello che era l’Europa del XIV secolo, quella della guerra dei cent’anni, della grande peste, della cattività avignonese, in poche parole uno dei periodi più "ferrei" attraversati dal nostro continente. Chiunque, soprattutto chi poteva vivere negli agi reali, visto che Brigida era imparentata con la casa regnante allora in Svezia, avrebbe avuto buoni motivi per starsene a casa a godersi comodità e ricchezze, soprattutto se donna.
Ed invece la futura santa abbracciò ben presto un tipo di vita francescano - e Francesco fu il santo più amato da Brigida, che si recò in commosso pellegrinaggio ad Assisi - con preghiere, mortificazioni e penitenze, di comune accordo con il marito Ulf, al quale dette ben otto figli, e poi iniziò i suoi viaggi per terra e per mare, senza alcun timore, per calcare personalmente i luoghi più importanti della cristianità. Una volta a Roma, meta finale del suo pellegrinaggio, Brigida iniziò una vita di dedizione agli altri, rinunciando ad ogni agio, tanto che si mise a chiedere l’elemosina sui gradini del monastero di San Lorenzo in Panisperna, in segno di umiliazione e fedeltà all’insegnamento del santo poverello.
Ma l’azione della santa è coronata dalla sua opera più duratura, quella della fondazione del nuovo ordine del Santissimo Salvatore, che ebbe l’approvazione di Papa Urbano V nel 1370. L’ordine, comunemente chiamato Brigidine, dopo il suo riordino in seguito ai fatti rivoluzionari del XVIII e XIX secolo, è operativo in molti luoghi, spesso nel cuore del monachesimo storico, come nel caso della casa brigidina di Farfa, accanto al gioiello monastico dell’abbazia imperiale. Il libro è utile per capire lo spirito di un’epoca e l’azione di una donna instancabile e coraggiosa, tanto da rendere superflui, con la lettura dei fatti, i punti esclamativi che costellano il testo.
“Brigida di Svezia”, di Cristoforo Bove, San Paolo, pp.122, 20 euro
8 marzo 2010