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Giovani: Storie di precariato: dalla laurea alla profumeria

Giulia, ventinovenne, conclude brillantemente gli studi in Storia contemporanea e parla tre lingue straniere. Manda migliaia di curriculum e intanto lavora come commessa di Massimo Camussi

«I have climbed the highest mountains, I have run through the fields. But I still haven't found what I'm looking for». Ho scalato le più alte montagne, ho attraversato i campi. Ma non ho ancora trovato quello che stavo cercando. Parla di una meta sognata e non ancora raggiunta la canzone preferita di Giulia, 29 anni a fine marzo. «Adoro gli U2 – spiega –. Ho già acquistato il biglietto per il loro concerto romano, l'8 ottobre». La passione per il gruppo rock irlandese, Giulia ce l'ha dagli anni del liceo linguistico. «Lo scelsi pensando al futuro: ero convinta che la conoscenza delle lingue straniere sarebbe stata la chiave giusta per trovare un lavoro sicuro, benché non avessi in mente una professione precisa».

Gli anni della scuola superiore hanno lasciato in lei un segno che va oltre la musica o la semplice formazione professionale. «Fra i banchi di scuola è cominciato quel percorso di fede che mi ha portato al battesimo, nella notte di Pasqua del 2007. Ho avuto la fortuna di stringere amicizie con compagni di classe che frequentavano il vivace mondo dei movimenti cattolici. Grazie alla loro testimonianza sono crollati i miei pregiudizi sui giovani cristiani». Dopo il diploma Giulia si iscrive alla facoltà di Lettere, indirizzo Storia contemporanea. Per mantenersi durante gli studi lavora part-time nella biblioteca della facoltà, redige traduzioni e impartisce lezioni private a liceali poco più giovani di lei. Parla correttamente tre lingue straniere: inglese, francese e spagnolo. Si laurea nel 2005 con una tesi sui rapporti economici tra Est e Ovest negli anni della guerra fredda. Voto: centodieci e lode. Un risultato eccellente, coronato dal successivo ingresso nel mondo della ricerca universitaria, uno sbocco sempre ambito dai laureandi più promettenti.

Ma il dottorato, per Giulia, sarà la prima grande delusione. «Dall'esperienza che ho avuto – spiega – posso dire tranquillamente che nel nostro paese la ricerca universitaria è ormai un grande parcheggio per futuri disoccupati, almeno per quanto riguarda le discipline umanistiche. Dopo pochi mesi di dottorato capii che la mia formazione era intellettualmente appagante ma del tutto scollegata dal mondo del lavoro: zero opportunità, zero richieste da aziende o enti pubblici, un vicolo cieco». Dopo poco più di un anno dal successo della laurea, Giulia decide di abbandonare la ricerca e comincia la caccia ad un posto di lavoro vero, fra case editrici, musei e uffici. Nonostante gli sforzi nessuno sembra accorgersi di lei. Le poche risposte contengono sempre un gentile ma inappellabile diniego, motivato dalla scarsa esperienza al di fuori dell'ambito universitario. «Avrò spedito circa un migliaio di curriculum. In questi anni ho imparato una cosa che nessun professore mi aveva mai insegnato: cercare lavoro è un'arte, una professione vera. Non si può improvvisare, è necessario costruire per se stessi un piano di marketing».

Nel gennaio 2008, mentre sbarca il lunario come commessa in una profumeria, Giulia ha la sua grande occasione: un contratto a progetto come responsabile della comunicazione in una fondazione culturale. Un sogno durato troppo poco: per mancanza di fondi, il contratto viene legalmente rescisso meno di un anno dopo, prima della sua naturale scadenza. «Ma già prima del brusco stop – racconta ancora Giulia – avevo capito che i miei datori di lavoro non avevano alcuna voglia di investire in una giovane risorsa come me». Le difficoltà del presente le affronta alimentando quella fede esplosa in età adulta: «Da circa due anni frequento la comunità dei gesuiti presso la parrocchia di San Saba: con loro seguo un percorso di catechesi sul vangelo di Marco, un cammino importante per me, ispirato dalla figura di Sant'Ignazio». Il futuro di Giulia, per sua stessa ammissione, è un'incognita. Almeno nel breve periodo, l'unica certezza è un biglietto di un concerto da non perdere.

11 marzo 2010



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