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Mercoledì 23 Aprile 2014
Il Personaggio: La "questione femminile". Un bilancio di Lucetta Scaraffia

La storica analizza luci e ombre di un percorso di emancipazione giocato spesso sulla rinuncia a essere donna di Elena Grazini

Sono uguali agli uomini, forse anche troppo, e hanno perso il diritto che più di ogni altro le caratterizza: essere madri. Sono le donne dei nostri giorni. Così le ha descritte Lucetta Scaraffia a Roma sette. Nata a Torino nel 1948, insegna storia contemporanea all’università La Sapienza di Roma. Si è occupata soprattutto di storia delle donne e di storia del cristianesimo, con particolare attenzione alla religiosità femminile. Ha studiato i rapporti fra la società occidentale e l’islam nell’età moderna (“Rinnegati. Per una storia dell’identità occidentale”, Laterza, 1993; IIª edizione aggiornata, 2002), affrontato il nesso fra identità italiana e il più antico e importante santuario mariano della penisola (“Loreto”, Il Mulino, 1998) e ricostruito storia e significati dell’istituzione giubilare (“Il giubileo”, Il Mulino, 1999). Da anni studia Santa Francesca Cabrini e la storia della congregazione da lei fondata. Scaraffia ha inoltre curato, insieme con Eugenia Roccella, i tre volumi “Italiane”, editi dal Poligrafico dello Stato nel 2004, che raccolgono 247 ritratti di donne italiane che hanno contato nella vita del nostro Paese e, sempre con Roccella, ha scritto “Contro il cristianesimo: l’ONU e l’Unione europea come nuove ideologie” (Piemme, 2005). Collabora infine con i quotidiani “Avvenire”, “Foglio”, “Corriere della sera”, con la rivista “Vita e pensiero” e con altri periodici.

Professoressa Scaraffia, che senso ha parlare oggi di emancipazione femminile?
Ha un senso perché intanto dobbiamo fare il bilancio di un percorso, un bilancio che solitamente non viene mai fatto. Ritengo che ci sia poca voglia di affrontare un discorso serio e onesto sul fatto che la trasformazione sociale che ha dato alla donna la possibilità di entrare negli spazi degli uomini, in tutte le professioni, nella politica e più o meno ovunque, ha visto le donne diventare un po’ come gli uomini. Non si è realizzato quello che era il progetto del femminismo di fine ‘800, ma anche di una parte del femminismo degli anni ’70, e cioè che le donne portavano se stesse con i loro valori e con la loro differenza nel mondo degli uomini. La tendenza che si è invece realizzata è quella che le donne sono diventate simili agli uomini. E questo è sicuramente un problema che non viene mai affrontato fino in fondo. L’esempio più evidente è che non fanno bambini, non possono fare bambini anche se li vorrebbero.

Cosa hanno conquistato e cosa hanno perso le donne nelle battaglie femministe?
Direi che hanno conquistato la possibilità di fare tutto quello che fanno gli uomini, ma hanno perso il diritto di vedere valorizzata e protetta la maternità.

Esistono diritti negati alle donne?
In Occidente le donne hanno gli stessi diritti degli uomini, fanno tutto quello che fanno gli uomini. L’unica cosa che non possono fare è il sacerdote della Chiesa cattolica. Se ci spostiamo in altre zone del mondo cambia tutto completamente. La trasformazione sociale di cui parliamo non si è realizzata in moltissimi Paesi del Terzo mondo dove le donne non possono fare le cose che fanno gli uomini, ovviamente in ogni Paese con gradazioni diverse. Ci sono posti dove non possono nemmeno uscire da sole, devono uscire velate, non possono guidare l’automobile, non possono studiare, non possono lavorare. Sono, diciamo così, oggetti in mano agli uomini. E altri Paesi in cui possono fare alcune cose ed altre no.

Scegliere di avere un figlio: un diritto rivendicato?
Per le donne di oggi è molto più rivendicato, protetto e curato il diritto di scegliere di non avere un figlio. Le femministe si muovono molto per garantire l’aborto, l’anticoncezionale, ma non si muovono per garantire alle giovani donne che vogliono avere un figlio il diritto di averlo, sia cercando di far sì che nel lavoro non siano penalizzate - e invece lo sono in mille modi - sia cercando di educare gli uomini a essere padri, perché uno dei problemi più gravi che ci sono oggi, e che impedisce alle donne di avere un figlio, è che gli uomini si rifiutano. Questo è un problema reale.

In un suo articolo si legge: «Con l’applicazione dell’eugenetica libera e individuale, probabilmente né il gobbo poeta Giacomo Leopardi né il paraplegico scienziato Stephen Hawking sarebbero mai nati». Decidere sulla vita. Cosa ne pensa?
Noi abbiamo idolatrato la possibilità di scegliere, solo scegliere, non importa cosa, ma diventa un valore la scelta in se stessa. Non siamo più capaci di accettare la vita, il destino e di accettare magari esperienze che sono molto migliori, che ci possono aiutare a evolvere in modo più forte di quello che noi pensiamo di desiderare.

Donna e famiglia: un rapporto che è enormemente cambiato. Cosa ha funzionato in questa trasformazione e quali sono gli aspetti negativi?
I mutamenti sono stati tantissimi. Certo, la famiglia fino a 50 anni fa si reggeva sull’abnegazione delle donne, sul fatto che le donne non potevano scegliere nient’altro e quindi sopportavano tutto per tenere unita la famiglia. Quando le donne hanno cominciato a lavorare e ad avere un’autonomia economica e professionale hanno potuto ribellarsi a questa situazione e la famiglia avrebbe dovuto fondarsi su un affetto più paritario, più collaborativo fra donne e uomini. Purtroppo questo non si è verificato. Purtroppo ha prevalso l’idea della realizzazione individuale di ciascuno che va contro, diciamo così, la costruzione di un'istituzione come la famiglia, che richiede un sacrificio della propria felicità individuale ai fini di creare una comunità.

Qual è l’apporto del femminile nella sfera religiosa?
Nella storia del cristianesimo l’apporto del femminile è fondamentale, perché la tradizione cristiana è l’unica che ha valutato, dal punto di vista spirituale, la parità tra donne e uomini. Nella tradizione cristiana, e poi cattolica, il ruolo delle donne è stato molto importante. E questo ci spiega anche perché i movimenti dell’emancipazione femminile siano nati e si siano affermati solo in Paesi di matrice cristiana.

Lei ha curato insieme alla giornalista Eugenia Roccella i tre volumi "Italiane". C’è una donna la cui vicenda umana è pressoché sconosciuta al grande pubblico e che sarebbe invece giusto ricordare?
Di donne importantissime di cui non si sa nulla ne abbiamo veramente segnalate tante, perché purtroppo moltissime donne sono state dimenticate dalle donne stesse, soprattutto quelle al di fuori o dello spettacolo o della politica, e che non hanno avuto nessuna considerazione. A me viene in mente una donna che ho anche conosciuto, una signora che purtroppo è morta qualche anno fa, e che si chiama Irma Antonetto. È colei che ha inventato, a cominciare dal 1946, quelle conferenze che si chiamavano “mercoledì letterari, venerdì letterari”. Invitava personaggi importanti del mondo a parlare in un teatro nelle principali città d’Italia. Si fermava per una settimana, ogni giorno una città diversa. Questa donna è stata molto importante perché ha fatto venire personalità intellettuali di alto profilo prima che diventassero famosi, quindi ha permesso agli italiani di conoscerli. Questo ha avuto un notevole peso nella cultura italiana, ma soprattutto Irma Antonetto, nella sua scelta, ha rivelato un tratto molto femminile poiché le donne pensano che la conoscenza personale faccia la differenza e conoscere personalmente un autore, vederlo, sentirlo parlare, fargli delle domande costituisce un’esperienza importante.

8 marzo 2006



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