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Giovedì 27 Novembre 2014
Solidarietà: Rifugiati a Roma, una storia lunga 30 anni

Va avanti da tre decenni l'attività del Centro Astalli e del Centro di ascolto per stranieri di via delle Zoccolette. In Italia attualmente circa 16mila richiedenti asilo di Laura Badaracchi

Aweis è arrivato a Lampedusa da Mogadiscio due anni e mezzo fa. «Il viaggio è stato terribile: due persone sono morte e sono state buttate in mare...». Il suo racconto, purtroppo simile a tanti altri della cronaca di questi giorni, ha aperto ieri (mercoledì 13 marzo 2011) sera l'incontro “I rifugiati a Roma: una storia lunga 30 anni”, svoltosi presso la Sala Assunta di via degli Astalli nell'ambito del corso di formazione “C'era una volta l'asilo”, promosso dall'associazione Centro Astalli a 60 anni dalla Convenzione di Ginevra. L'accoglienza dei richiedenti asilo nella capitale, avviata tre decenni orsono e in continua crescita, è quanto mai attuale, ha evidenziato padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli, costola italiana del Jesuit refugee service: «Ora è il tempo dell'accoglienza», ha ribadito. Soprattutto nella metropoli, che per molti rappresenta una sorta di “luogo di secondo sbarco”, dove confluire in cerca di servizi e opportunità.

Tuttavia molti problemi restano irrisolti, come ha osservato Le Quyen Ngo Dinh, responsabile dell'Area immigrati della Caritas diocesana, ricordando anche il trentesimo compleanno del Centro di ascolto per stranieri in via delle Zoccolette, «aperto per capire chi arrivava e come aiutarlo. Negli anni Ottanta il volontariato religioso, ma anche i sindacati, furono i primi a darsi da fare, mentre da parte delle istituzioni ci furono accoglienze episodiche e non coordinate, comunque una presa in carico in ritardo». In quel periodo la Caritas diocesana riuscì a garantire accoglienza «a circa 600 persone l'anno presso 250 istituti religiosi». Si trattava di rifugiati in transito, in partenza per Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda.

Nel '91 si verificò la cosiddetta «ondata» degli albanesi, l'anno seguente quella dei somali, «a cui venne rilasciato un permesso di soggiorno per motivi umanitari – ha proseguito Ngo Dinh –. Non esistevano ancora strutture pubbliche di accoglienza: l'Ufficio speciale immigrazione fu aperto nel '92». Intanto «gli istituti religiosi erano pronti a ospitare i rifugiati in attesa di emigrare, non stabilmente. Così iniziarono le occupazioni di hotel e scuole dismessi, con il disagio di persone che avevano tutti i titoli per restare in Italia», ha ricordato Ngo Dinh, evidenziando l'importanza della relazione nell'avviare percorsi di autonomia: «Convincevamo i rifugiati a lasciare le strutture senza dare dei soldi né ricorrere alla polizia: quando si parla in maniera chiara, diretta, onesta, si riesce a trovare un accordo. In una situazione ancora non normata, con gli enti locali quasi assenti, abbiamo cercato di agire in maniera sensata e rispettosa».

E oggi? Roma continua a essere «molto investita dai flussi dei richiedenti asilo, anche se rispetto al passato il salto di qualità non si è verificato. Non credo che la città possa avere 20-30mila posti per l'accoglienza: quindi non grandi strutture, ma neppure barricate. Per ciascuno dei circa 1.300 rifugiati in città, vengono erogati dal Comune 17,50 euro al giorno: una tariffa della “sopravvivenza”... Per fortuna c'è la società civile. Poi manca una regia forte, che indichi le tappe precise di un richiedente asilo arrivato in Italia». Criticità condivise da Daniela di Capua, direttrice del Servizio di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati, nato in seguito al Programma nazionale asilo e affidato alla gestione dell'Anci (Associazione nazionale comuni italiani).

Inoltre stamane il Centro Astalli ha presentato il suo Rapporto annuale presso la sede della Fondazione, alla presenza dell’arcivescovo Agostino Marchetto, segretario emerito del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. Circa 16mila i richiedenti asilo e rifugiati rivoltisi nel 2010 all'associazione, accolti da 50 operatori e 400 volontari. «Nonostante la flessione del numero delle domande d’asilo presentate in Italia, il numero dei migranti nel Centro continua a essere alto, con circa 330 pasti distribuiti ogni giorno alla mensa in via degli Astalli», ha riferito padre La Manna. Assistite anche 386 vittime della tortura, provenienti soprattutto dai Paesi africani.

14 aprile 2...



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