Le testimonianze dei ragazzi che il 6 aprile hanno partecipato all'incontro con Benedetto XVI in piazza San Pietro di Marzia Paolucci
«Se il chicco muore…di GPII, ecco i frutti»: scritta a pennarello su di uno striscione in bella vista davanti al sagrato di San Pietro, è la frase slogan delle migliaia di ragazzi che ieri pomeriggio hanno affollato la piazza alla vigilia della XXI Giornata mondiale della gioventù. Una frase che esemplifica al meglio il rapporto di questi nuovi giovani voluti a sé nel 1984 da Giovanni Paolo II e lì rimasti con l’istituzione delle Gmg. «Il Papa è una figura importantissima e l’attesa di arrivare a pochi metri da lui sarà molto emozionante», concordano Cecilia e Leila, del Centro oratori romani, scelte tra i ragazzi che hanno portato la Croce di Colonia e accompagnato il Papa fin dentro le Grotte vaticane, per raccogliersi in preghiera davanti alla tomba del suo predecessore. Per loro, animatrici, questo è «un Papa diverso da Giovanni Paolo II ma certo aperto a raccogliere il suo testimone. Da lui abbiamo imparato che la fede è vitalità, riflessione, gioia: una dimensione che vorremmo trasmettere anche al di fuori».
E «grande è l’emozione di arrivare così vicino al Papa, addirittura di esibirsi davanti a lui», anche per le diciottenni Chiara ed Elisa, atlete della nazionale di ginnastica ritmica che si preparano alla loro esibizione con nastri, palle e cerchi sulle musiche di Vivaldi. Giovani con i giovani, protagonisti nella preghiera come nello spettacolo, che all’inizio del pomeriggio sono lì a ripassare le domande da rivolgere a Benedetto XVI, come Anna e Nelly, 19 e 17 anni. «Spero di riuscire a parlargli in maniera spontanea», sorride Anna al pensiero delle Gmg di Tor Vergata e Colonia, di cui vorrebbe ritrovare in questa giornata «un po’ di quel clima di festa e fratellanza». «Sono gasatissima ma per niente agitata», si sorprende invece Nelly, scout del gruppo Roma 41 di S. Gregorio Barbarigo: «Sono fortunata a essere qua oggi, in tanti vorrebbero essere al mio posto». E se c’è gran fermento per le domande, altrettanta è la curiosità per le risposte: «Penso in particolare a temi come il rapporto tra scienza e fede e all’importanza della Sacra Scrittura nella vita di tutti i giorni e sono sicuro che questo Papa, con la sua profondità, saprà colpirci con le parole giuste», dice Claudio, studente Lumsa al suo quarto incontro targato Gmg.
E se prima c’era «Gio-van-ni Pao-lo» come slogan scandito, oggi c’è «Be-ne-det-to»: nel coro unanime che pian piano si rimodula sempre meglio sulle nuove scansioni sillabiche c’è anche Sandro, 29 anni, tra i giovani di Sant’Agnese in Agone che si ritrovano ogni giovedì sera a piazza Navona per l’adorazione eucaristica. «Sono qui per dare un senso di continuità alle parole di Giovanni Paolo II: “Siete le sentinelle del mattino”; per dare testimonianza della parola di Cristo». Momenti d’ispirazione e di grande tensione spirituale per alcuni e di viva curiosità per altri. «A me la Gmg fa lo stesso effetto di un ritiro perché quando torno a casa mi sento ricaricata», racconta Paola, trentenne. «Ben venga allora questo chiasso – spiega – se serve a manifestare la gioia di essere qui con Gesù in nome del quale condivido con tanti amici i giovedì di preghiera e adorazione eucaristica». Chi ha fatto tanta strada per arrivare in piazza San Pietro come Francesco, 16 anni, di Palermo, in ferma volontaria nell’esercito, racconta di getto: «Volevo vedere il Papa, non l’avevo mai visto da vicino». Eccoli, i frutti di Giovanni Paolo II a Papa Benedetto.
7 aprile 2006