RomaSette
Martedì 02 Settembre 2014
In città: Astalli, in un anno pasti raddoppiati per i rifugiati

Il rapporto annuale del Centro legato ai gesuiti evidenzia l'aumento per l'assenza di un lavoro stabile, il prolungamento della permanenza nei centri di accoglienza e la precarietà alloggiativa da Redattore Sociale

Vittime di tortura il 65% dei nuovi utenti

Nel 2011 il Centro Astalli di Roma ha dovuto fare i conti con un importante aumento delle persone bisognose di sostegno e assistenza. Un dato su tutti: rispetto al 2010 il totale dei pasti distribuiti dalla mensa è quasi raddoppiato, passando da 60mila a più di 115mila, con una media giornaliera superiore alle 400 unità. È solo uno dei dati contenuti nel rapporto annuale del Centro Astalli presentato questa mattina 29 marzo

Alla base di questo incremento ci sono soprattutto l’interruzione della politica dei respingimenti e la grave crisi economica. Le nazionalità più diffuse tra gli utenti della mensa sono Afghanistan (15%), Costa d’Avorio (12%) e, specialmente nella prima metà dell’anno, Tunisia (12%). A dimostrazione della maggiore vulnerabilità c’è anche l’allungamento dei tempi di permanenza nei centri di accoglienza: la via per l’autonomia è oggi più che mai difficile e il lavoro stabile un miraggio. Il centro San Saba nell’arco del 2011 ha ospitato 60 persone, per lo più giovani al di sotto dei 30 anni (71%) provenienti da Africa e Medio Oriente. Nel dettaglio, la rappresentanza più nutrita è di origine afgana (38%), seguita da iraniani (13%) e iracheni (8%). Il 2011 ha visto anche il ritorno allo sportello lavoro di persone che si trovano in Italia da almeno due anni, ma che non riescono a trovare un impiego che vada oltre i pochi mesi di ingaggio. La conseguenza più pesante, insieme alla precarietà alloggiativa è il pericolo del mancato rinnovo del permesso di soggiorno.

In questo quadro di crescente difficoltà, il Centro Astalli manifesta la propria preoccupazione per la sostenibilità del sistema che “ha un carattere straordinario e provvisorio” e che da dicembre 2012 dovrà fare i conti con 20mila posti in meno, come avvisa Giovanni La Manna nell’introduzione del rapporto. Ma, soprattutto, preoccupa «il permanere di circuiti di accoglienza diversi, che non comunicano tra loro». Il presidente sottolinea comunque «la soddisfazione per il fatto che, per la prima volta negli ultimi anni, si è riusciti a garantire l’accoglienza almeno a tutte le persone arrivate dal Nord Africa». Anche se lo scorso anno il Servizio di protezione per richiedenti asilo e rifugiati coordinato dall’Anci e i circuiti di accoglienza delle grandi città hanno dovuto fare i conti con la «grave insufficienza dei posti che possono mettere a disposizione, non riuscendo di fatto a rispondere tempestivamente a tutte le richieste». La Manna si augura che il 2012 possa essere l’occasione per un ripensamento delle misure di accoglienza che dia luogo a un sistema unico, «capace di collegare le reti esistenti e di supportarle con una pianificazione seria e realistica delle risorse, affinché tutti i migranti forzati trovino in Italia una risposta tempestiva e qualitativamente soddisfacente ai loro bisogni più immediati». In questo difficile 2011 il Centro Astalli ha potuto contare sull’impegno di 455 volontari.

29 marzo 2012



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