RomaSette
Sabato 25 Ottobre 2014
In diocesi: San Cirillo Alessandrino ha una nuova chiesa

Il cardinale Vallini presiede, sabato 29 settembre, la dedicazione del nuovo edificio di culto, a Tor Sapienza. Il parroco padre Marc Benazet: «È un sogno che diventa realtà» di Nicolò Maria Iannello

Grazie al suo campanile alto 24 metri, è riconoscibile sia dal tratto urbano della A24 che da via Palmiro Togliatti la nuova chiesa di San Cirillo Alessandrino a Tor Sapienza, che il cardinale vicario Agostino Vallini dedicherà domani, sabato 29 settembre, presiedendo la Messa delle 17.30. A una settimana esatta dalla liturgia di benedizione della campane presieduta dal vescovo del settore, monsignor Giuseppe Marciante, sabato 22.

«È un sogno che diventa realtà», commenta il parroco padre Marc Benazet, alla guida della comunità dal 1992, prima nella vecchia sede di via Carlo Balestrini e ora in quella nuova, a via Giorgio Morandi. L’opera infatti, progettata dall’architetto Maicher Biagini, «sarà un aiuto concreto nell’opera di evangelizzazione di questa periferia, dove esistono diverse difficoltà ma anche molte ricchezze», commenta il sacerdote della Congregazione del Sacro Cuore di Gesù, alla quale la parrocchia è affidata fin dalla sua erezione, nel 1963.

Il nuovo complesso, che sorge su una superficie di 15mila metri quadrati e in futuro potrà ospitare anche due campi sportivi polivalenti, è stata dotata di pannelli solari termici per il riscaldamento dell’aula liturgica e di pannelli solari fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. In più, alcuni impianti recupereranno le acque piovane per riutilizzarle per gli scarichi dei servizi sanitari e l’innaffiamento del giardino. La sua costruzione, spiega monsignor Liberio Andreatta, direttore dell’Ufficio diocesano per l’edilizia di culto, «si è resa necessaria perché gli spazi erano diventati ormai insufficienti rispetto alla crescita demografica del territorio». Inoltre il nuovo edificio, «oltre a riqualificare la zona, coniugherà la cura pastorale della comunità di fedeli con quella sociale del quartiere, sprovvisto di centri di aggregazione veri e propri e caratterizzato dalla presenza di marcate situazioni di disagio».

Iniziati nell’agosto del 2010, i lavori sono proseguiti per due anni, perseguendo l’ideale di «una struttura che prediliga la semplicità», osserva ancora monsignor Andreatta. Per quanto riguarda gli arredi liturgici poi, aggiunge il sacerdote, «l’architetto Biagini ha chiesto la collaborazione di don Giampiero Maria Arabia», parroco di Nostra Signora del Suffragio e Sant’Agostino di Canterbury e membro della Commissione diocesana per l’arte sacra e i beni culturali.

28 settembre 2012



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