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Cinema: Pinocchio, una fiaba della modernità

Un film per tutta la famiglia, in cui il copione segue con rispetto il testo originario calando la storia in uno scenario dai colori marcati e poetici della scuola macchiaiola toscana di Massimo Giraldi

La prima puntata del racconto «Le avventure di Pinocchio» esce il 7 luglio 1881. Il volume intero viene pubblicato due anni dopo. Ne è autore Carlo Lorenzini, nato a Collodi, in Toscana, nel 1826 e morto nel 1890. Collodi diventa il cognome dello scrittore, da quel momento conosciuto sempre di più nel mondo. Si può dire così, perché la fama del burattino si è andata sviluppando in luoghi lontani e diversi tra loro. Oggi il cinema torna a occuparsene con questo “Pinocchio”, una produzione italiana pensata con l’occhio dei giorni nostri per arrivare al cuore del pubblico contemporaneo, spesso appiattito su un immaginario a misura di computer, di giochi di ruolo, di scontri interattivi.

Eccolo allora l’umile falegname Geppetto, che da un tronco di legno costruisce un burattino e lo chiama Pinocchio. Il pupazzetto comincia a correre e ad agitarsi per il paese, combina un sacco di guai. Ogni volta che decide di mettere la testa a posto e di andare a scuola, succede qualcosa che gli fa cambiare idea. Fa tanti incontri: Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe, la Fata Turchina, Lucignolo, che lo porta nel paese dei Balocchi. Finisce dentro una gigantesca balena, ritrova Geppetto, lo salva, e proprio la Fata lo trasforma infine in un bambino vero. In passato, Enzo d’Alò ha diretto “La freccia azzurra”, “La gabbianella e il gatto”, “Momo alla conquista del tempo”, “Opopomoz”.

Ora, all’interno del non affollato panorama italiano dell’animazione, affronta la prova della maturità. Confrontarsi con un testo ampiamente utilizzato come Pinocchio è una sfida forte e coraggiosa. Se contorno, oggetti, ambienti del racconto riconducono a quel periodo della scrittura di fine ’800, sentimenti, gioie, reazioni, dolori scavalcano la cornice del tempo per porsi su uno scenario ampio e metastorico. Pinocchio è per tutti il prototipo delle difficoltà della crescita, delle decisioni da prendere, delle scelte da compiere.

Legno all’inizio, bambino alla fine, circondato da trappole e inganni, combattuto tra divertimento e dovere, tra ribellione e ubbidienza, tentato dalla bugia e dalla vergogna di averla pronunciata. Il copione segue con rispetto il testo originario, affida i personaggi a una dinamica espressiva mobile: soprattutto li inserisce in una cornice pittorico-espressiva di notevole fantasia. Il piccolo paese, la campagna intorno, le case e i luoghi hanno i colori marcati e poetici della scuola macchiaiola toscana, supportati da nervature di nervosismo e rabbia che rimandano a una pittura futurista, bella e inquieta (si veda il rapporto padre/figlio). Uno scenario a pieno titolo calato nella modernità, vicino alla nostra sensibilità del Terzo Millennio. Film da vedere per piccoli e grandi, per tutta la famiglia.

25 febbraio 2013



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