RomaSette
Giovedì 24 Luglio 2014
Dentro i media: Quando la realtà è più forte dei media

Una sorta di seria consapevolezza, da parte degli operatori della comunicazione, nel raccontare le ultime ore di pontificato di Benedetto XVI di Elisa Manna

La scelta di Benedetto XVI ha suscitato, come tutti sappiamo bene, emozioni contrastanti: stupore, smarrimento, ammirazione, in molti di noi tutte queste cose insieme. Perciò la giornata del 28 febbraio resterà impressa nella mente di tutti noi. Per molto tempo con la sua liturgia,con i simboli e i riti che l'hanno scandita,con quell'abbraccio finale del Papa così ampio dal balcone di Castel Gandolfo a tutta la cristianità, ma anche in qualche modo alla piccola piazza che lo accoglieva con affetto,quasi a non volerlo lasciare andare.

I media, televisioni e radio, ma anche tv e stampa on line, hanno seguito l'Evento con commozione e rispetto: credenti e laici, ferventi praticanti e persone semplicemente “in ricerca”, abitudinari e volontari appassionati, tutti. Si è davanti a qualcosa di difficile comprensione e al tempo stesso di molto umano: qualcuno l'ha definito un grande atto di governo della Chiesa, altri vi hanno visto la certezza di un'ispirazione divina, altri ancora un ritrarsi stanco.

Una delle cose che mi ha più colpito nella restituzione che i media hanno fatto della rinuncia di Benedetto XVI è stato l'atteggiamento di persone e operatori dell'informazione e della comunicazione notoriamente distanti dalla vita della Chiesa: una sorta di seria consapevolezza, un calibrare i toni, le parole, gli accenti, quasi a dire "non stiamo parlando delle solite questioni della politica o dell'economia,qui siamo di fronte a qualcosa di infinitamente più importante".

L'espressione di questa consapevolezza “laica” ci restituisce, forse, meglio di tante altre realtà, l'aspettativa sommersa che anche i non credenti nutrono rispetto alla Chiesa: che sia riferimento etico alto e nobile, in una società che si sta sgretolando in tutti i suoi riferimenti sotto i colpi di tanti errori del passato che stanno chiedendo il conto o, per usare un 'altra metafora abusata, di tanti nodi che stanno venendo al pettine.

Ieri, il caso mi ha regalato un’emozione viva, quando tornando a casa nella mia scatoletta di metallo in mezzo a tante scatolette di metallo sulla Tangenziale Est di Roma, ho alzato gli occhi al cielo e ho visto l'elicottero bianco del Papa, sfavillante controsole, alto su San Giovanni, quasi un ultimo saluto affettuoso a Roma. C'è poco da fare, i media ci raccontano tanto, ma solo la realtà sa regalarci immagini, simboli, emozioni capaci di ridarci energia e fiducia.

1° marzo 2013



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