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Venerdì 25 Luglio 2014
Il Rock e l'Assoluto: Il "risveglio dell’anima" di Mumford and Sons

Temi come felicità, destino, creazione nelle canzoni del quartetto londinese applaudito sia in Europa che negli States, vincitore del Grammy Award per il miglior cd del 2012 di Walter Gatti

Inutile dire il contrario: dalla Gran Bretagna arrivano sempre delle sorprese musicali. Sarà per il grande serbatoio di giovani che continuano cocciutamente a credere nella forza delle sette note o forse sarà per una certa capacità economica che ancora c’è da quelle parti e che ogni tanto riversa sterline non solo sui prodotti dei talent show, ma anche sulle canzoni di chi la musica la vive dalle radici.

Una di queste belle sorprese si chiama Mumford and Sons. Si tratta di un quartetto di multistrumentisti folk provenienti da Londra (Marcus Mumford, Ben Lovett, Winston Marshall, Ted Dwane) che hanno costruito un bel melange di folk britannico e celtico, di bluegrass e di roots music, facendosi applaudire sia nella vecchia Europa che in giro per gli States, anche in quei luoghi come New Orleans, dove non accettano lezioni sulla musica delle radici.

Nel loro crogiolo di banjo, fisarmoniche e violini, i Mumford (che hanno appena vinto con il loro secondo disco il Grammy Award per il miglior cd del 2012) ci inseriscono ingredienti che si erano persi, temi che nelle canzoni di giovani musicisti si credevano dimenticati: felicità, destino, creazione, anima. Quest’ultima, soprattutto, è la protagonista di uno dei loro pezzi più importanti, Awake my soul, contenuta nel loro primo bel disco (datato 2009):

Dammi una mano e li conquisteremo tutti / Ma prestami il tuo cuore e ti farò innamorare / Prestami i tuoi occhi, posso mutare quel che vedi / Ma devi mantenere la tua anima completamente libera / In questi corpi vivremo, in questi corpi moriremo / Dove investi il tuo amore, dove investi la tua vita.

L’autore di questa canzone, Marcus Mumford, ha venticinque anni. È il band leader ed è uno dei musicisti più interessanti della sua generazione, visto che è il volto noto del movimento New Folk britannico ed è anche parte del successo di Laura Marling, giovanissima cantautrice britannica di grandi speranza e bel lirismo. Ma la storia di Marcus va più in là della semplice creatività musicale.

Marcus è uno di quelli di cui val la pena conoscere le radici: i suoi genitori sono John ed Eleanor Mumford, fondatori della Vineyard Church of England, un movimento di rinascita religiosa che in ambiente protestante ha un suo forte seguito perché riprende ideali e valori di autenticità e umanità, di comunità e di semplicità che anche in Inghilterra - come nel resto della cristianità - vengono sentiti come urgenti. Un movimento di rinnovamento che ha mosso i suoi primi passi negli States, fondato da John Vimber, pastore evangelico di forti interessi musicali: non a caso la “conversione cristiana” di Bob Dylan, datata 1978, è avvenuta proprio in seguito all’incontro con i “vignaioli” e con le loro lezioni sulla Bibbia.

Marcus è cresciuto in questo ambiente, ricco di fede e di umanità. Ne ha succhiato la linfa e si sente nelle canzoni del loro primo disco, Sigh no more, da Roll Away your Stone ad After The Storm, ricche di citazioni bibliche e di immagini di umanità ricchissima (“Sii più simile all’uomo/ Che sei nato per essere/ C’è un progetto,/ Un allineamento/ Un grido del mio cuore per vedere/ La bellezza dell’amore/ Così come è stata creata per essere”). Dietro queste parole non c’è solo una intuizione artistica, ma un ambiente umano nel quale il giovane Mumford è cresciuto e nel quale le esperienze musicali sono ben accette, anzi sostenute, visto che la Vineyard Church ha anche un suo ambiente artistico nel quale questa canzone è diventata un piccolo hit, visto che lo sfociare del testo è un invito alla rinascita, al risveglio, alla resurrezione:

Risveglia la mia anima, risveglia la mia anima / Sei stato creato per incontrare il tuo creatore / Risveglia la mia anima



Ha una sua perfetta consonanza di testo e musica, questa Awake my Soul: nella canzone c’è un fantastico cambio di ritmo, un invito al ballo, alla festa, al godimento. Il risveglio dell’anima è proprio rappresentato in forma di accelerazione e assume le sembianze di una giga trascinante. Quasi a confermare che la musica interpreta la ripresa di battito dell’umanità. E che Mumford e compagni sanno di cosa si tratta.

4 marzo 2013



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