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Sabato 01 Novembre 2014
Teatro: Al Quirino va in scena "La grande magia"

Luca De Filippo nei panni dell'illusionista Otto Marvuglia in una commedia che racconta la tendenza a cullarsi nell'illusione che tutto vada bene. Una scelta utile ma perdente di Toni Colotta

Dopo “Memorie di Adriano” della Yourcenar (in replica al Parioli), un altro ritorno al miglior Novecento: sul palcoscenico del Quirino: “La grande magia” di Eduardo De Filippo nella reinterpretazione del figlio Luca. I cacciatori del nuovo in teatro forse storceranno il naso ma gli aspetti di novità non mancano nella riproposta. De Filippo jr da tempo si dedica alla rilettura del prezioso lascito di commedie scritte e recitate dal padre nell'ultimo dopoguerra ossia negli anni '40 del secolo scorso.

Proprio il trascorrere di tanto tempo, con l'evoluzione dell'ottica critica in più generazioni di spettatori, induce a confrontarci (o riconfrontarsi per i più anziani) con questa drammaturgia non avulsa dal contesto storico e culturale in cui venne concepita e rappresentata. È ormai questione oziosa se una certa somiglianza fisica di Luca all'augusto genitore lo condizioni nella presenza scenica.

Del resto si tratta di un personaggio, quello interpretato da Eduardo, che impersonarono dopo di lui altri attori diversi e diversamente impostati. Gli aspetti interessanti sono altri, e bisogna riandare all'anno di debutto de “La grande magia”: il 1949 prima a Trieste e poi nella sua Napoli. I commenti dei critici allora rilevarono nel copione e nello spettacolo una svolta netta rispetto alla precedente produzione di successo (e parliamo nientemeno che di “Napoli milionaria”, “Questi fantasmi”, “Filumena Marturano”), un balzo verso inedite forme di espressione che lo distaccavano dalla tradizione del teatro napoletano; in più il passaggio dalla drammaturgia vernacolare a una lingua più "nazionale".

Il pubblico avvertì disagio di fronte a questo nuovo Eduardo, in crisi creativa eppure arrischiatosi con coraggio in una tematica legata a idee di quel dopoguerra travagliato. Ma qual è il tema? Spiegò l'autore: «La vita è un gioco e questo gioco ha bisogno di essere sorretto dall'illusione, la quale a sua volta deve essere alimentata dalla fede». Sulla scena la figura appunto di un illusionista, Otto Marvuglia: Eduardo fa in modo che svanisca per prodigio la moglie di uno spettatore, in realtà consentendole di unirsi all'amante, e al tradito consegna una scatola nella quale, parola di mago, è racchiusa la donna.

Qui lasciamo a chi non conosce lo scioglimento della vicenda il gusto di assistervi dalla platea scoprendone, sotto la bizzarria della trama, il risvolto sociale: Luca De Filippo specifica che si tratta di «amara disillusione sulla possibilità di assistere, in Italia, ad un reale cambiamento. La speranza di un'inversione di tendenza è venuta meno: all'individuo non resta che cullarsi nell'illusione che tutto vada bene. Una scelta valida, utile a sopravvivere ma perdente, nel privato come nel pubblico».

5 marzo 2013



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