Monica Maggioni: la sfida di un giornalismo «costruttivo»

Monica Maggioni: la sfida di un giornalismo «costruttivo»

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La presidente Rai all’incontro in vista della Giornata delle comunicazioni sociali, alla chiesa degli Artisti. Viganò: «Indicare cammini di speranza». Riconoscimento a Beppe Fiorello

In una società anestetizzata dalle brutte notizie, difronte alle quali resta quasi indifferente, raccontare la realtà che ci circonda senza cedere a questa logica è possibile. Le cattive notizie vanno divulgate se parallelamente si indica un orizzonte di speranza, se ci si fa carico dei malesseri altrui cercando di trovare una soluzione. Di questo sono convinti Monica Maggioni, presidente della Rai, e Mario Calabresi, direttore del quotidiano La Repubblica. Con monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, ieri sera, lunedì 15 maggio, nella basilica di Santa Maria in Montesanto, la chiesa degli Artisti, a piazza del Popolo, hanno proposto una riflessione sul messaggio scritto da Papa Francesco per la 51ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che si celebra domenica 28 maggio. «Un messaggio che invita alla conversione mediatica, che spinge a fare informazione in un modo nuovo» ha sottolineato don Walter Insero, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Roma e rettore della basilica.

Il tema scelto per la Giornata è ispirato al libro del profeta Isaia, capitolo 43, versetto 5: “Non temere perché io sarò con te”. «È il libro della consolazione al popolo di Israele – ha ricordato monsignor Viganò -, è un invito per noi che facciamo comunicazione perché abbiamo la responsabilità di una consolazione. Un messaggio che indica una strada più umana. Rompere il circolo vizioso delle notizie negative non significa negare la realtà ma bisogna indicare un cammino di speranza possibile, senza rendere il male protagonista». Monica Maggioni, inviata speciale in aree di guerra, ha parlato di giornalismo costruttivo precisando che è possibile guardare la realtà con consapevole fiducia se protagonisti tornano i fatti. Ha richiamato l’attenzione dei presenti sul fenomeno dell’immigrazione, «fino ad oggi raccontato con modalità che non corrispondono alla realtà». Per la presidente Rai non va negata la drammaticità del fenomeno, «politicamente difficile da gestire», ma non bisogna considerare gli immigrati «solo come numeri, come persone che danno fastidio e fanno sentire in costante pericolo. Sono persone che hanno un nome, una storia e una vita che si è interrotta e che va raccontata. Bisogna combattere i cinici».

Il direttore di Repubblica Calabresi ha puntato l’attenzione sul cambiamento subito dal sistema informativo grazie alle nuove tecnologie, che permettono di divulgare notizie in tempo reale in ogni angolo del mondo, che «possono trasmettere messaggi positivi o angoscia e tensioni. Chi si occupa di comunicazione per professione ha la responsabilità di rifuggire dalla superficialità e approfondire le notizie ma deve anche indicare ai cittadini che loro stessi sono responsabili quando fanno uso delle nuove tecnologie, come ad esempio le dirette dei social network». La logica della “buona notizia”, per Calabresi, non va contrapposta al malessere della società. «Non bisogna negare i problemi ma farsene carico e cercare di proporre soluzioni».

Al termine dell’incontro, promosso dall’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Roma e moderato da Vincenzo Corrado, direttore dell’Agenzia di stampa Sir, suor Paola Fosson, presidente dell’associazione Comunicazione e Cultura Paoline ha consegnato il Premio Paoline Comunicazione e Cultura all’attore Beppe Fiorello, «per la sua scelta nelle storie che racconta, mai disposto a concedere al male un ruolo da protagonista». Attraverso l’arte del cinema, recita la motivazione, «ha rappresentato i grandi cittadini del nostro tempo, uomini comuni che hanno vissuto un forte impegno civile e religioso. Inoltre si batte sempre per la verità, schierandosi dalla parte degli ultimi».«Cerco di trasformare una notizia in personaggi e viceversa – ha detto Beppe Fiorello -. Nelle mie storie non do mai vantaggio al male ma lo inserisco nella storia, perché esiste».

16 maggio 2017