Monsignor Coutts racconta il Pakistan, tra fanatismo e intolleranza
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Monsignor Coutts racconta il Pakistan, tra fanatismo e intolleranza

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L’arcivescovo di Karachi a Roma per una conferenza in ricordo del ministro per le Minoranze religiose Shahbaz Bhatti, ucciso il 2 marzo 2011

La persecuzione dei cristiani in Pakistan continua a seminare sofferenza e sull’intolleranza si allunga l’ombra dell’Isis. Lo hanno raccontato lunedì 29 febbraio a Palazzo Madama l’arcivescovo di Karachi Joseph Coutts, presidente della Conferenza episcopale pakistana, e il professor Shahid Mobeen, docente alla Lateranense, fondatore dell’Associazione Pakistani Cristiani in Italia. La conferenza, in ricordo del ministro federale pakistano per le Minoranze religiose Shahbaz Clement Bhatti, ucciso da fanatici il 2 marzo 2011, è stata organizzata dall’associazione in collaborazione con Aiuto alla Chiesa che Soffre. Tra i partecipanti e promotori l’onorevole Pier Ferdinando Casini e il presidente di Acs, Alfredo Mantovano.

Dal 1986 in Pakistan esiste una legge sulla blasfemia che permette di citare in giudizio chiunque sulla base di prove pressoché inesistenti; Bhatti si era appellato al Parlamento per modificarla, ma è stato ucciso prima che la sua opera giungesse a compimento. Negli ultimi anni il governo pakistano, guidato dalla Lega Musulmana, ha fatto molti passi indietro nella lotta contro la discriminazione delle minoranze religiose, come ha raccontato l’arcivescovo. «Tutti conoscete il caso di Asia Bibi – ha esordito -, una povera donna cristiana condannata a morte. In quel periodo il governatore del Punjab, la provincia più potente del Pakistan, andò a trovarla in prigione e le consigliò di scrivere al Presidente del Pakistan per chiedere a lui di concederle la grazia. Poco dopo il governatore fu assassinato nella capitale Islamabad. Questo – ha concluso Coutts – è l’esempio che questa mentalità fanatica è molto pericolosa anche per i musulmani di buona volontà, che hanno una mentalità aperta».

I cristiani in Pakistan sono sempre più vittime di questo sistema. «I non-musulmani vengono descritti in modo negativo – ha proseguito Coutts -. Nelle scuole statali, gli alunni non-musulmani si trovano spesso a dover affrontare la discriminazione nei loro confronti. E capita di frequente che agli studenti sia assegnato un tema dal titolo: “Invita un tuo amico non musulmano a convertirsi all’Islam”». Nelle aree rurali la situazione è ancora più complessa. «Un altro problema che il governo non è in grado di prevenire è quello dei rapimenti e delle conversioni forzate all’Islam di ragazze cristiane e indù che sono poi obbligate a sposare i loro rapitori».

Dal 1986 sono stati 1.438 i casi di cristiani incarcerati per motivi religiosi e nel 2010 è stata eseguita la condanna a morte di 14 cristiani accusati di blasfemia. Negli anni inoltre a cadenza regolare si sono verificati attentati terroristici. «È questa percezione e comprensione negativa dei cristiani in Pakistan che ha innescato nel settembre 2013 l’attentato in una chiesa di Peshawar – ha raccontato ancora l’arcivescovo – in cui più di 100 cristiani sono stati uccisi da due attentatori suicidi». Il rischo adesso è che prenda piede anche Isis, come ha spiegato Mobeen: «Nel gruppo dei Paesi islamici il Pakistan è in rapporti fraterni con la Siria. Ovviamente per quanto riguarda il fanatismo religioso ci sono dei problemi perché trova reclute specialmente nel centro-sud. Non ci sono stime precise, ma secondo gli ultimi studi circa 900 pakistani sarebbero confluiti tra i foreign fighters nelle file dell’Isis».

Importante il ricordo di Bhatti, che Casini ha assicurato verrà riferito alla Camera. Così ne ha parlato monsignor Coutts: «Lui ha dedicato la sua vita a proteggere le minoranze religiose in Pakistan e a migliorare le loro condizioni affinché potessero contribuire pienamente alla creazione di una società in cui tutti potessero convivere in pace e armonia». Il presule ha sottolineato anche il grande desiderio da parte della Conferenza episcopale per l’avvio della causa di canonizzazione. Shahid Mobeen, invece, ha rimarcato la necessità di ripristinare il dicastero che gli era stato affidato. «Nel quinto anniversario della morte di Shahbaz – ha detto – chiediamo che vi sia nuovamente un ministero federale dedicato alle minoranze religiose. Soltanto così sarà possibile proteggere i non musulmani e consentire loro di contribuire allo sviluppo del Paese»

1° marzo 2016