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Monsignor Marcianò, a Natale «non paura ma grazia»

L’arcivescovo ordinario militare per l’Italia nella lettera natalizia ai Cappellani e ai militari: «Gesù viene tra le nostre paure, Dio ci viene incontro»

L’arcivescovo ordinario militare per l’Italia nella lettera natalizia ai Cappellani e ai militari: «Gesù viene tra le nostre paure, Dio si fa vicino, ci viene incontro» 

Monsignor Santo Marcianò, arcivescovo ordinario militare per l’Italia, nella sua lettera inviata ai Cappellani e ai militari per il Natale, parla della paura e della Grazia. Il prelato, rivolgendosi ai soldati, afferma «cari militari, vi penso in questo Natale: forse lontani dai vostri cari e impegnati a difendere i cittadini o i fratelli stranieri, a proteggere le loro paure. Paura del terrorismo, della violenza, delle guerre sempre più diffuse e pervasive. Paura delle calamità naturali, vissuta con particolare forza, in questi ultimi mesi, per la violenza del terremoto nel Centro Italia. Paura della sofferenza, della malattia, della morte. Una paura quasi globalizzata, che ha anche cambiato il volto delle nostre città e che proprio voi siete chiamati a custodire in modo più attento e più evidente».

Ma, sottolinea monsignor Marcianò, «Gesù viene tra le nostre paure» perché «Dio si fa vicino, ci viene incontro» e «per questo Dio nasce, e nasce Bambino: perché possiamo non aver paura di Lui e Lui possa trasformare le nostre paure». Quindi «non paura, ma grazia! Questa la novità del Natale: una grazia che trasforma dal di dentro le nostre paure»; la grazia che è «racchiusa in ogni nascita umana, così come in ogni fratello straniero, povero, scomodo… in ogni fratello che ci viene incontro, nel quale Dio stesso ci viene incontro, come un Bambino, e porta con sé la grazia che trasforma la paura in seme di speranza, di amore, di pace».

Monsignor Santo Marcianò, ordinario militare per l’Italia, nella sua lettera inviata ai cappellani e ai militari per il Natale, parla della paura e della grazia. Il prelato, rivolgendosi ai soldati, afferma: «Cari militari, vi penso in questo Natale. Forse lontani dai vostri cari e impegnati a difendere i cittadini o i fratelli stranieri, a proteggere le loro paure. Paura del terrorismo, della violenza, delle guerre sempre più diffuse e pervasive. Paura delle calamità naturali, vissuta con particolare forza, in questi ultimi mesi, per la violenza del terremoto nel Centro Italia. Paura della sofferenza, della malattia, della morte. Una paura quasi globalizzata, che ha anche cambiato il volto delle nostre città e che proprio voi siete chiamati a custodire in modo più attento e più evidente», ma «Gesù viene tra le nostre paure» perché «Dio si fa vicino, ci viene incontro» e «per questo Dio nasce, e nasce Bambino: perché possiamo non aver paura di Lui e Lui possa trasformare le nostre paure».

Quindi «non paura, ma grazia. Questa la novità del Natale: una grazia che trasforma dal di dentro le nostre paure»; la grazia che è «racchiusa in ogni nascita umana, così come in ogni fratello straniero, povero, scomodo… in ogni fratello che ci viene incontro, nel quale Dio stesso ci viene incontro, come un Bambino, e porta con sé la grazia che trasforma la paura in seme di speranza, di amore, di pace».

 

22 dicembre 2016