giovedì 30 marzo 2017
Morto a Praga il cardinale Vlk, perseguitato dal regime
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Morto a Praga il cardinale Vlk, perseguitato dal regime

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Costretto a esercitare il ministero nella clandestinità, faceva il lavavetri nel centro di Praga. Caduto il comunismo, Giovanni Paolo II lo nomina arcivescovo

«Ricordo con ammirazione la sua tenace fedeltà a Cristo, nonostante le privazioni e le persecuzioni contro la Chiesa, come anche la sua feconda e molteplice attività apostolica animata dal desiderio di testimoniare a tutti la gioia del Vangelo, promuovendo un autentico rinnovamento ecclesiale fedele sempre docile alle ispirazioni dello Spirito Santo». Papa Francesco partecipa  con queste parole di cordoglio indirizzate al cardinale Dominik Duka, arcivescovo di Praga, al dolore per la scomparsa del cardinale Miloslav Vlk, arcivescovo emerito della città cecoslovacca, avvenuta nella mattina di sabato 18 marzo, «al termine di una dolorosa malattia da lui sopportata con fede e fiducia nel Signore», scrive ancora Francesco.

Il porporato, 84 anni, era malato di tumore. Nato nella Cecoslovacchia tra le due guerre mondiali, ha vissuto la vita adulta e la vocazione sacerdotale sotto il regime comunista. Ordinato sacerdote nel 1968, ha subito la persecuzione del regime: ha lavorato in fabbrica e come lavavetri nel centro di Praga, costretto a esercitare il ministero sacerdotale nella clandestinità. Solo con la Rivoluzione di velluto a la caduta della Cortina di ferro, nel 1989, le cose cambiano: consacrato vescovo nel 1990, nel ’91 Giovanni Paolo II lo nomina arcivescovo di Praga, creandolo poi cardinale nel 1994. Uomo semplice e vicino alla gente, condivide la spiritualità del Movimento dei Focolari fondato da Chiara Lubich. Nel settembre del 2009 accoglie Benedetto XVI a Praga.

«Siamo stati provati nella fede. Sono stati anni duri, ma abbiamo sentito Dio vicino a noi. E questo è il tema della mia vita: in ogni difficoltà, il Signore ci sostiene, non ci fa mancare il suo conforto. Con lui vicino possiamo affrontare tutte le prove». Con queste parole raccontava lui stesso la storia sua e della sua Chiesa, attraverso i due regimi del nazismo prima e del comunismo poi, che «hanno oppresso l’uomo ed erano fondati sull’odio». A questo proposito, evidenziava, «la storia ci insegna che sono crollati, perché sull’odio non si costruisce qualcosa di solido». Una parola di speranza, la sua, che accompagnava anche il pensiero sul futuro dell’Europa, nel quale, era convinto, ci sono «il Vangelo e la fede cristiana. Dio ci è vicino».

«Elevo fervide preghiere a Dio – è il congedo di Papa Francesco nel telegramma al cardinale Duka – perché conceda il riposo eterno a questo zelante e generoso pastore e mi unisco spiritualmente ai fedeli di codesta comunità diocesana dove egli esercitò con sollecitudine il ministero episcopale».

20 marzo 2017

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