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Naufragio nel Canale di Sicilia, «ecatombe senza precedenti»

Si temono più di 700 morti. Papa Francesco: «Fratelli nostri che cercavano la felicità». Don Soddu (Caritas italiana): «L’Europa incapace di reagire»

Si temono più di 700 morti. Le parole di Papa Francesco per le vittime: «Fratelli nostri che cercavano la felicità». Don Soddu (Caritas italiana): «L’Europa incapace di reagire»

«Uomini e donne come noi. Fratelli nostri che cercano una vita migliore. Affamati, perseguitati, feriti, sfruttati. Vittime di guerre. Cercano una vita migliore. Cercavano la felicità». Con queste parole Papa Francesco ha ricordato, nell’Angelus di domenica 19 aprile, le vittime della tragedia avvenuta la notte precedente a circa 60 miglia dalla costa libica, quando un peschereccio proveniente dall’Egitto si è capovolto nel canale di Sicilia. Per tutta la giornata di domenica si è parlato di 700 persone a bordo; poi uno dei pochi sopravvissuti – 28 quelli recuperati in un primo momento -, all’arrivo a Catania ha dato il numero spaventoso di 950, tra cui «40-50 bambini e circa 200 donne». Probabilmente, la tragedia del mare più grave di sempre.

A darne la notizia, il primo ministro maltese Joseph Muscat su twitter. La dinamica è ancora da chiarire. Secondo le prime informazioni, dal peschereccio era stata lanciata nella notte di sabato una richiesta di aiuto al Centro nazionale di soccorso della Guardia Costiera. Era stato riferito che l’unità, che aveva caricato centinaia di migranti sulle coste della Libia nord occidentale, aveva difficoltà di navigazione. La sala operativa del Comando generale delle Capitanerie di porto ha dirottato il mercantile portoghese King Jacob, che negli ultimi giorni aveva già compiuto 4 soccorsi, che, giunta in prossimità del peschereccio in difficoltà, intorno alla mezzanotte, lo ha visto capovolgersi. Presumibilmente, alla vista del mercantile i migranti si sono spostati in massa sulla stessa fiancata, facendo capovolgere l’imbarcazione. La nave, ha assicurato il comandante del King Jacob, «non ha urtato il barcone». In un primo momento, sono stati recuperati 28 superstiti e 24 cadaveri.

Algeria, Egitto, Somalia, Nigeria, Senegal, Mali, Zambia, Bangladesh, Ghana. Questi i Paesi di provenienza delle vittime. Molti di loro sarebbero stati chiusi nei livelli inferiori della barca dai trafficanti, che avrebbero anche bloccato i portelloni, impedendone l’uscita. Al momento, «si stanno cercando letteralmente le persone superstiti tra i cadaveri che galleggiano in acqua», ha riferito il premier maltese Muscat. All’alba di domenica 19 aprile sono stati lanciati in mare zattere e salvagenti: la speranza è qualcuno possa essere riuscito ad attaccarsi. Sul recupero dei corpi invece i soccorritori mettono in guardia circa la difficoltà di intervenire in una zona troppo profonda che rende impossibile anche l’impiego dei sommozzatori. Intanto la procura di Catania ha aperto un’inchiesta: si indaga per naufragio colposo e omicidio colposo plurimo, oltre che sui reati in materia di traffico di migranti.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati parla di «un’ecatombe senza precedenti». E proprio alla comunità internazionale si è rivolto nel suo appello Papa Francesco, invitandola ad agire «con decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi». Anche per il direttore di Caritas italiana don Francesco Soddu «l’Europa sembra incapace di reagire perché vittima di un’idea anacronistica di territorio e confine». L’idea di un continente inespugnabile, osserva, «sta barcollando sotto i colpi di un’umanità disperata che, in fuga dai propri Paesi, sta mostrando il colto peggiore degli effetti della globalizzazione». Per il sacerdote, la priorità è «andare incontro a un fenomeno in costante mutamento che chiede con urgenza una riflessione di sistema proprio sulla mancanza di programmazione di interventi sinergici e congiunti, per mettere in atto quei “canali umanitari” che consentono a quanti arriveranno di non rischiare costantemente la vita».

20 aprile 2015