L'informazione della Diocesi di Roma

Nei 24 Paesi colpiti da conflitti, 27 milioni i bambini senza scuola

In occasione della 72ª Assemblea generale delle Nazioni Unite, presentato dall’Unicef in rapporto “Education uprooted”

In occasione della  72ª Assemblea generale delle Nazioni Unite che si tiene a New York fino al 20 settembre, l’Unicef ha diffuso il rapporto “Education uprooted“, con l’obiettivo di «ricordare ai leader mondiali l’importanza dell’istruzione per tutti quei bambini che, a causa di violenze e insicurezze, sono “sperduti”, sradicati dalle loro case». Stando ai dati Unicef, sono 27 milioni i bambini in età da scuola primaria e secondaria inferiore che non frequentano la scuola in 24 Paesi colpiti da conflitti. «Nel 2015, circa 50 milioni di bambini erano “sperduti” e “oltre 28 milioni di loro sono stati costretti a scappare dalle loro case a causa di violenze e insicurezza». I più esposti al rischio sfruttamento, rilevano dall’Unicef, sono «bambini e i giovani migranti con bassi livelli di istruzione».

Da quanto emerge da un recente sondaggio al quale hanno risposto bambini che si spostano attraverso la rotta del Mediterraneo centrale verso l’Europa, «il 90% degli adolescenti senza istruzione ha dichiarato di aver subito sfruttamento, rispetto al 77% dei bambini con un’istruzione primaria e al 75% con un’istruzione secondaria. Sulla rotta del Mediterraneo orientale invece – si legge nel testo – il 23% degli adolescenti senza istruzione ha dichiarato di aver subito sfruttamento, rispetto al 20% con un’istruzione primaria e al 14% con un’istruzione secondaria».

Nel rapporto Unicef si evidenzia che «solo il 50% dei bambini rifugiati è iscritto alla scuola primaria» e «meno del 25% dei giovani rifugiati è iscritto alla scuola secondaria. Le ragazze hanno maggiori probabilità di diventare vittime di violenza sessuale e di genere». Tra le richieste dell’Unicef ai partner, quelle di «integrare tutti i bambini “sperduti” – migranti, rifugiati, sfollati interni, richiedenti asilo o non accompagnati – nel sistema scolastico del Paese in cui vivono» e «dedicare una maggiore percentuale di finanziamenti destinati alle crisi umanitarie per finanziare adeguatamente la fornitura di servizi di istruzione nelle emergenze»

19 settembre 2017.