L'informazione della Diocesi di Roma

Nel 2016 arrivati in Italia oltre 25mila minori non accompagnati

La Relazione annuale dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza. Albano: 1,1 milioni di minori in povertà assoluta, «sfida da vincere»

Presentata a Montecitorio la Relazione annuale dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza. Albano: 1,1 milioni di minori in povertà assoluta, «sfida da vincere»

«Ho rivolto l’azione dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza ai vulnerabili tra i vulnerabili. Tra di essi, i minori non accompagnati: bambini e adolescenti tre volte fragili, perché minori, soli e stranieri». Lo ha detto questa mattina, martedì 13 giugno, presentando a Montecitorio la Relazione annuale dell’Autorità per il 2016 la Garante Filomena Albano, alla presenza, tra gli altri, della presidente della Camera Laura Boldrini. Sono 25.846, si legge nel testo, i minorenni arrivati in Italia da soli nel corso del 2016, fuggiti da guerre e povertà, senza adulti di riferimento e in condizione di particolare vulnerabilità. Un aumento vertiginoso, del 45,7%, rispetto all’anno precedente. L’assenza di una rete parentale, si legge nella relazione, «espone questa tipologia di minorenni, oltre al rischio di marginalità sociale, a un alto rischio di sfruttamento». Per questo «è necessario garantire loro non solo l’accoglienza ma anche una effettiva tutela legale, linguistica e culturale, con una adeguata assistenza psicologica e un percorso che consenta di rielaborare l’esperienza vissuta».

Albano ha citato come «segnale di avanzamento sul fronte dei diritti» l’approvazione della legge n. 47/2017 “Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati”, evidenziando l’esigenza di tradurla ora «in termini concreti». Il tutore, ha spiegato, «è una figura importante che si pone l’obiettivo di incarnare una nuova idea di tutela legale: non solo rappresentanza giuridica ma figura attenta alla relazione con i bambini e i ragazzi che vivono nel nostro Paese senza adulti di riferimento, capace di farsi carico dei loro problemi ma anche di farsi interprete dei loro bisogni». Si tratta, ha continuato la Garante, di «privati cittadini, adeguatamente selezionati e formati e guidati dalla volontà di vivere una nuova forma di genitorialità sociale e di cittadinanza attiva. Un nuovo ruolo per l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza e per i Garanti regionali e delle province autonome, che avranno cura di selezionare e formare i tutori inseriti in elenchi istituiti presso il Tribunale per i minorenni».

Nella Relazione si cita anche il dato Istat secondo cui nel 2015 in Italia 1,1 milioni di minori vivono in condizione di povertà assoluta, ossia nell’impossibilità di avere accesso a un paniere di beni e servizi che, nel contesto italiano e per una determinata famiglia, è considerato essenziale per uno standard di vita minimamente accettabile. Accanto alla povertà materiale, informa la Relazione, si registrano allarmanti casi di povertà educativa, direttamente correlata a quella economica delle famiglie e che rischia di perpetuarsi da una generazione all’altra, come in un circolo vizioso. La povertà, prosegue il documento, «è anche povertà affettiva e di relazioni, che crea esclusione». Per questo l’investimento educativo non solo «contribuirebbe a interrompere le catene intergenerazionali della povertà, ma agirebbe in senso preventivo rispetto all’evolversi in forme di disadattamento e di devianza».

Nelle parole di Filomena Albano, «tutti i bambini devono essere ricchi in egual misura e la lotta alla povertà rappresenta una sfida da vincere per garantire l’uguaglianza, nella consapevolezza che la povertà dei bambini di oggi si trasformerà nella povertà degli adulti di domani». In questa direzione sono state avviate misure di contrasto alla povertà che devono essere seguite nella attuazione pratica: il Sostegno all’inclusione attiva (Sia) rivolto alle famiglie con figli di minore età; l’istituzione di un fondo specifico per il contrasto della povertà educativa minorile; il Reddito di inclusione (Rei). «Compito dell’Autorità garante – si legge ancora  nella relazione – è di monitorare lo stato di attuazione delle misure adottate».

13 giugno 2017