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Nepal, la diocesi adotta un villaggio

L’iniziativa del Centro missionario: prima la costruzione di una scuola, poi il progetto di un centro medico polivalente. Il viaggio di don Caiafa

L’iniziativa del Centro missionario: prima la costruzione di una scuola, poi il progetto di un centro medico polivalente. Il viaggio di don Michele Caiafa

La prima volta che a Bodgaun arrivarono i soccorritori, gli abitanti del piccolo villaggio nepalese fuggirono atterriti, non capivano. Vivono gli intoccabili, a Bodgaun. Nel sistema delle caste, abolito per legge ma ancora molto sentito nella società nepalese, occupano l’ultimo gradino. Fanno i mestieri più umili, sono i più poveri, gli emarginati. Non erano abituati ad avere rapporti con altri al di fuori della propria cerchia. Nel 2015, quando un terremoto sconvolse il Nepal, l’esercito non raggiunse il villaggio, nonostante sorga a poco più di 30 chilometri dalla Capitale. Ci arrivarono però gli italiani dell’associazione Jay Nepal. Iniziarono a riparare gli acquedotti, fornendo i primi aiuti medici, mettendo in sicurezza le poche abitazioni che erano rimaste in piedi.

Tramite l’associazione che ha fatto da apripista, un grande aiuto è arrivato anche dal Centro diocesano per la cooperazione missionaria tra le Chiese che, tra i diversi progetti finanziati, ha adottato il villaggio di Bodgaun. Don Michele Caiafa, dell’organismo diocesano, è stato lì a metà maggio. Appena arrivato, i capi del villaggio lo hanno abbracciato per esprimere il loro grazie. «È stato un gesto significativo – nota il sacerdote – perché mi ha fatto capire come, attraverso il lavoro quotidiano e la nostra solidarietà, siamo stati in grado di spezzare quelle divisioni di casta ancora molto presenti».

Nel villaggio, don Michele ha inaugurato una scuola la cui costruzione è stata finanziata dal Centro missionario diocesano. È in grado di accogliere fino a 500 bambini: «A questa gente non era consentito studiare, non avevano diritti. Crediamo fermamente che l’istruzione possa dare un grosso contributo a migliorare la loro condizione». Inoltre, insieme all’associazione romana Senza Confini, «stiamo provvedendo alla costruzione di un centro medico polivalente con reparti di pediatria, ginecologia, ortopedia, la piccola chirurgia d’urgenza». L’intenzione è quella di coinvolgere medici e paramedici delle strutture sanitarie più vicine: «Sono andato personalmente a cercare professionisti del posto in grado di cooperare con la nostra struttura. Noi non siamo gli occidentali ricchi che arrivano a portare i soldi e poi se ne vanno. Vogliamo condividere con gli abitanti del posto i momenti di sviluppo del villaggio; sono loro i protagonisti della rinascita».

Oltre alla scuola e al centro sanitario, sono stati attivati altri micro-progetti: la creazione di una piccola cooperativa di allevatori e l’istituzione di borse di studio per ragazzi che vorranno frequentare l’università a Katmandu. «Accanto a questi progetti di solidarietà e sviluppo – precisa don Michele – c’è un vuoto però che avverto distintamente. Mi piacerebbe che arrivassero, prima o poi, due o tre consacrati in grado di vivere sul posto, accanto alla popolazione, diventando un esempio di vita cristiana. Non andiamo lì per fare proselitismo ma a proporre il messaggio del Vangelo. Sarebbe un sogno poter dire loro, anche in questo modo, che tutto quello che stiamo facendo ce lo ha insegnato un maestro che si chiama Gesù».

Per informazioni e per supportare i progetti: Centro missionario diocesano, tel. 06.69886443; indirizzo mail info@missioroma.it, cmdroma@vicariatusurbis.org.

6 giugno 2017