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Nuova luce sugli anni romani di Haendel

Il compositore tedesco al centro di un Forum che precede i “Vespri carmelitani”, in programma giovedì 8 dicembre alla Chiesa degli Artisti

Il compositore tedesco al centro di un Forum che precede i “Vespri carmelitani”, in programma giovedì 8 dicembre alla Chiesa degli Artisti

Il viaggio del compositore Georg Friedrich Haendel a Roma è pieno di misteri, ma una delle tracce indelebili è la musica con cui stupì la corte papale e il popolo romano del ‘700. Quella stessa musica prenderà di nuovo vita nella solennità dell’Immacolata Concezione. Una delle opere che Haendel scrisse mentre era ospite presso la famiglia Ruspoli, il Dixit Dominus HWV232, secondo alcune ricostruzioni, venne composta in occasione della festa del Carmelo del 16 luglio 1707. Questo e altri “Vespri carmelitani” verranno riproposti nella prima ricostruzione moderna la sera di giovedì 8 dicembre alle ore 19, con la direzione del maestro Giordano Antonelli dell’Orchestra Barocca e Musica Antiqua Latina, nella chiesa di Santa Maria in Montesanto, la Chiesa degli Artisti.

Il periodo romano di Haendel manca di resoconti personali. Un tentativo di ricostruire la sua storia in attesa del concerto è stato fatto nel Forum musicologico dal tema “I Vespri carmelitani di Haendel. La musica sacra romana del primo ‘700”, che si è tenuto ieri sera, mercoledì 30 novembre, nella chiesa di piazza del popolo. All’evento hanno partecipato il rettore Walter Insero, i musicologi Sandro Cappelletto e Luca della Libera, lo storico dell’arte Claudio Strinati e il maestro Antonelli, con l’intervento fuoriprogramma di Warren Kirkendale, studioso del compositore. In occasione della serata, il padre provinciale dell’ordine dei carmelitani Giovanni Grosso, presente al forum, ha prestato alla basilica un antifonale del ‘700.

«Oltre a comporre – ha raccontato il professor Cappelletto – Haendel si esibiva. Come testimonia Francesco Valesio il 14 gennaio nel suo Diario: “È giunto in questa città un Sassone, eccellente suonatore di cembalo e compositore di musica, il quale oggi ha fatto gran pompa della sua virtù nel suonare l’organo nella chiesa di San Giovanni con stupore di tutti”. La sua musica era così bella che cominciò a spargersi la voce che fosse demoniaca». Protestante in un Paese cattolico, probabilmente per questo motivo, ha spiegato Kirkendale, alla fine il compositore tedesco dovette lasciare Roma: «Il Papa aveva reso principe il marchese Francesco Maria Ruspoli, non poteva più avere un organista protestante».

In Italia Haendel studiò la musica di compositori già affermati, ma soprattutto venne a contatto con Domenico Scarlatti e Arcangelo Corelli, decisivi per la sua formazione, anche se, ha sottolineato Strinati, «l’Italia manterrà sempre qualcosa di dolce e profondamente petrarchista, in contrasto con il senso gioioso della musica di Hendel. Chi ascoltava la musica di Corelli non usciva col tripudio psicofisico, invece Heandel è così. Non è un caso che abbia consegnato all’immaginario le musiche dei fuochi d’artificio».

Tra cantanti evirati strapagati e concerti aperti a tutti, nonostante Papa Innocenzo XI avesse vietato gli spettacoli operistici, la Roma di Haendel, ha spiegato Strinati, era comunque salottiera: «La dolcezza di Petrarca in fondo è quella che giungerà a “La dolce vita” di Fellini». La festa della Madonna del Monte Santo viene raccontata dalle cronache del tempo come partecipatissima, i compositori facevano a gara per portare le loro opere. Le Chiese, ha ricordato della Libera, come gli istituti religiosi, avevano il loro apparato musicale e ben tre cardinali, Benedetto Pamphilj – librettista – Pietro Ottoboni e Carlo Colonna intessero rapporti con Haendel: «Il calendario liturgico scandiva le ricorrenze in cui si tenevano concerti di musica sacra o celebrazioni arricchite da composizioni originali». L’intento del concerto, ha spiegato il musicologo, «è quello di rendere quell’atmosfera estremamente ricca e articolata». Per preparare il concerto, ha raccontato Antonelli, ci sono voluti 8 mesi: «È stato estremamente affascinante studiare il mondo musicale di quel tempo, in bilico tra sacro e profano».

1° dicembre 2016