Padre Solalinde, con i migranti messicani, sfidando i cartelli della droga
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Padre Solalinde, con i migranti messicani, sfidando i cartelli della droga

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La sua storia raccontata nel libro scritto con Lucia Capuzzi “I narcos mi vogliono morto”, presentato presso la Comunità di Sant’Egidio. «Siamo tutti indigenti esistenziali»

“I narcos mi vogliono morto”, di padre Alejandro Solalinde, è un libro che scuote le coscienze. Difficile leggerlo tutto di un fiato. Bisogna fermarsi a riflettere per assimilare le storie che vi sono racchiuse e arrendersi davanti all’evidenza che alla cattiveria umana non c’è un limite. Una brutalità che con tutte le sue forze sta provando a contrastare padre Alejandro, sacerdote cattolico di 72 anni, noto a livello mondiale tanto da essere tra i candidati al Premio Nobel per la Pace 2017 per il suo impegno in difesa dei migranti che transitano dal Messico diretti negli Stati Uniti. I cartelli della droga, che hanno reclutato tra le loro fila anche uomini delle istituzioni, sequestrano i migranti a scopo di estorsione, sottoponendoli a stupri e violenze di ogni genere, arrivando anche ad ucciderli per venderne gli organi al mercato nero.

Il libro, edito da Emi (Editrice missionaria italiana), è stato presentato ieri sera, mercoledì 17 maggio, nella sala conferenze Benedetto XIII della Comunità di Sant’Egidio. Padre Alejandro, che proprio ieri ha festeggiato 43 anni di sacerdozio, si definisce un provocatore, un uomo con la testa dura. Racconta di essere stato un «prete borghese», di esser stato evangelizzato dai poveri e di aver conosciuto l’essenza estrema del Vangelo quando a Ixpetec ha incontrato i migranti seduti sui binari della stazione in attesa del treno merci, ribattezzato la Bestia, che li avrebbe condotti al nord. Nel 2007 proprio ad Ixtepec ha fondato “Hermanos  en el Camino” (Fratelli nel cammino), un centro di assistenza per i migranti provenienti dal Guatemala, dall’Honduras, da El Salvador e diretti negli Stati Uniti.

Nella struttura di padre Alejandro ha trascorso del tempo Lucia Capuzzi, giornalista di Avvenire e coautrice del libro nel quale racconta alcune storie di migranti che ha incontrato. Come quella di Maria, 28 anni, fuggita da San Salvador con il compagno e i due figli di 8 e 10 anni. Catturata in Messico, è stata ripetutamente violentata sotto gli occhi dei bambini. La storia di Michel che ha tentato invano di fingersi un uomo ma è stata anche lei sequestrata e brutalizzata per mesi fino a quando un carceriere, che si era invaghito di lei, l’ha fatta fuggire. E poi Josuè, 16 anni, fuggito dal Salvador con l’aiuto della madre, perché minacciato di morte per aver rifiutato di far parte di una banda criminale. E ancora, Alfredo, 37 anni, che per sfuggire alla polizia ha perso un braccio lanciandosi dal treno in corsa.

Storie «di uomini e donne che lasciano il loro inferno sperando in un futuro migliore», ha commentato padre Alejandro che per difendere questa gente ha conosciuto il carcere ed è stato minacciato più volte dai narcotrafficanti che su di lui hanno messo una taglia da un milione di dollari. Ora vive circondato da guardie del corpo ma non ha paura perché «l’amore è più forte». Ieri mattina, ha raccontato, dopo l’udienza in piazza San Pietro ha incontrato per pochi minuti Papa Francesco che lo ha esortato ad andare avanti «anche se non è facile». Per il sacerdote messicano «siamo tutti migranti, indigenti esistenziali». Il segreto sta nel capire che siamo tutti esseri umani, ognuno con le stesse esigenze e necessità. «Siamo diversi nel modo di vivere e di pensare ma nessuno è più importante degli altri» ha rimarcato. Davanti ad una platea multiculturale, composta da tanti ospiti della Comunità di Sant’Egidio provenienti da vari Stati, ha esortato all’accoglienza. «Uomini come Trump che è misogino, omofobo, xenofobo, razzista dimostrano che i progressi tecnologici non servono a nulla se il cuore è chiuso – ha aggiunto – Bisogna avere il coraggio di essere persone grandi davanti a Dio e di accogliere le persone provenienti dal sud del mondo come una ricchezza e una benedizione».

«I migranti testimoniano che si può cercare ogni giorno una nuova società – ha detto Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio -. C’è un mondo nuovo che nasce e va compreso. Le storie raccolte in questo libro dovrebbero essere lette da tutti, anche dalle istituzioni. Ascoltando i migranti il mondo potrebbe essere migliore». Anche per il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, «abbiamo bisogno di una crescente consapevolezza di quello che sta accadendo nel mondo. In ogni parte del mondo c’è un immigrato che cerca aiuto a causa delle ingiustizie che si stanno verificando ovunque. Questo libro presenta milioni di persone in cammino e questo accade in Messico come a Lampedusa».

18 maggio 2017