Pakistan, i cristiani si mobilitano per aiutare i feriti di Quetta

L’arcivescovo Joseph Coutts lancia un appello a non dimenticare le vittime dell’attentato alla chiesa metodista lo scorso 17 dicembre, insieme a una raccolta fondi. Già inviate 300mila rupie

Dall’arcivescovo di Karachi Joseph Coutts arriva un appello a non dimenticare le vittime dell’attentato alla chiesa metodista di Quetta del 17 dicembre scorso, insieme a un invito alla solidarietà per i feriti e per le loro famiglie. «Abbiamo già inviato 300mila rupie pakistane (2.270 euro) per la chiesa metodista tramite il vescovo cattolico di Quetta – dichiara all’Agenzia Fides – e ho scritto una lettera ai miei parroci per raccogliere fondi per sostenere i nostri fratelli e sorelle in questo momento di sofferenza e necessità».

La perdita, per il presule, non sta solo nel numero dei morti, dei feriti o nei danni registrati: «Non si può compensare col denaro un lutto e un dolore ma il nostro piccolo contributo sarà utile per le persone bisognose. Sono venuto a sapere che molti dei feriti sono ancora in situazioni delicate e hanno bisogno di cure e terapie migliori e sappiamo che è costoso ricevere cure presso i nostri ospedali privati». Di qui l’esortazione ai sacerdoti a sollecitare, nella celebrazione delle Messe domenicali, la raccolta fondi per le vittime dell’attentato, che ha provocato 14 morti e 56 feriti.

Lo stesso invito è stato rivolto a sacerdoti e fedeli anche dal vescovo cattolico di Hyderabad Samson Shukardin. Nel frattempo il pastore protestante Simon Bashir, che ha la responsabilità pastorale della comunità a Quetta, ha riferito a Fides: «Stiamo attraversando momenti difficili, specialmente i feriti sono in difficoltà, molti sono trasferiti in altri ospedali privati a Quetta, Karachi e Multan per trattamenti medici più appropriati». Le cure però sono costose e diversi gruppi ecclesiali e organizzazioni non governative contribuiscono finanziariamente: «Fino ad ora tutte le donazioni che ho ricevuto sono utilizzate per pagare le cure dei feriti. Il loro pieno recupero è la nostra priorità», dichiara. Aiuti per il mantenimento della chiesa sono stati assicurati anche dal governo del Belucistan ma «finora i contributi promessi non sono ancora stati erogati, nemmeno i risarcimenti alle vittime o ai feriti», comunica il pastore.

Al momento sono circa 30 i feriti che «stiamo aiutando per coprire le spese mediche», rileva ancora Bashir; le spese per l’edificio della chiesa sono per ora in secondo piano, dopo che i primi interventi di ripulitura hanno comunque permesso di celebrare il Natale. «Abbiamo un allestimento temporaneo per l’elettricità, la maggior parte delle luci sono ancora danneggiate e abbiamo perso molti dei banchi, finestre, porte, ventilatori, tappeti, termosifoni utili per la stagione invernale». Oltre a questo, ora, aggiunge il pastore, sarà necessario «mettere filo spinato e costruire muri più alti per la nostra sicurezza».

Condividendo alcuni casi specifici, il pastore Simon dice: &quot;Uno dei nostri membri del coro è tra i feriti più gravi, ha ferite all&#039; addome e le cure speciali che garantiscono un processo di digestione artificiale hanno costi altissimi: 1.500 rupie (11,5 euro) al giorno. La spesagiornaliera per un altro cristiano ferito  è di 4.000 rupie al giorno (30,25 euro) a causa di una frattura alle gambe. Un bambino si trova all&#039;Aga Khan Hospital di Karachi  per ulteriori trattamenti. Un &#039;altro si trova al Centro medico Bolan di Quetta per ed è in unità di terapia intensiva. In questa situazione vi sono circa 30 pazienti che stiamo aiutando per coprire le spese mediche”.<br />