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Palazzo Barberini si “rinnova” nell’allestimento

L’intento è quello di creare una Galleria Nazionale non chiusa nelle sue collezioni ma suscettibile ad acquisti ed integrazioni come con la Collezione Corsini

L’intento è quello di creare una Galleria Nazionale non chiusa nelle sue collezioni ma suscettibile ad acquisti ed integrazioni come con la Collezione Corsini 

Numerosi i visitatori accorsi alla notizia dell’apertura al pubblico di alcune sale di Palazzo Barberini rinnovate nell’allestimento. Il Palazzo, progettato dal Maderno nel 1623, fu portato a termine da Bernini e Borromini ai quali si debbono i due scaloni che consentono l’accesso alle gallerie disposte su tre piani. L’intento, reso sempre più concreto dal 1984, è di creare una Galleria Nazionale non chiusa nelle sue collezioni, bensì suscettibile ad acquisti ed integrazioni. Esempio di questa politica è il felice ritorno, peraltro nella sua sede storica originaria, della collezione Corsini. Nonostante la visita sia comunque limitata dalla chiusura di alcune sale e sia vivamente necessario il ricorso ad un’audioguida – data la scarsezza di informazioni nei pannelli, in alcuni casi persino del tutto assenti -, il visitatore non rimarrà deluso.

Impossibile non sostare davanti alla tavola più antica della collezione acquistata dallo Stato nel 1987: la Madonna Advocata (protettrice) di un anonimo pittore dell’XI sec. A mezzo busto, col volto a tre quarti, accoglie le preghiere dei fedeli. Nel volto (la cui fissità rimanda all’iconografia bizantina) e nelle mani si racchiude l’intercessione: una sul petto, l’altra è sollevata, col palmo rivolto verso l’esterno. Al suo fianco Cristo che solleva una mano, mentre posa l’altra sull’aureola della Madre, in segno di benedizione. Nella cornice un’iscrizione:“S C AVIRGOVIRGINUM”, “Santa Vergine delle Vergini”, formula delle litanie del rosario. Si ripete inoltre ad ogni visita della Galleria la ricerca di alcuni capolavori più noti, quali ad esempio Giuditta e Oloferne del Caravaggio, in cui vita e morte, buio e luce, sono elementi fondanti di una rappresentazione spettacolare per contrasti e particolari cruenti.

In primo piano la scimitarra e la bocca del generale Oloferne, ucciso da Giuditta, giovane vedova ebrea che con l’inganno salva il suo popolo dall’assedio degli Assiri. Donna investita dalla luce, mentre con la fronte aggrottata compie il gesto cruento. Non meno ammirata è la Santa Maria Maddalena di Piero di Cosimo, la cui foggia dell’abito, i lunghi capelli, il libro aperto rimandano all’iconografia quattrocentesca. E’ stata avanzata l’ipotesi che il dipinto sia stato commissionato per una donna di nome Maddalena, forse ritratta proprio come la santa di cui portava il nome. Ma il ritratto di donna più ammirato, simbolo della stessa Galleria, è la Fornarina (perché figlia di un fornaio), presunta amante e musa di Raffaello. La donna è un’immagine di Venere, come si evince anche dal bracciale su cui si legge “Raphael Urbinas”, firma dell’autore e pegno di vincolo amoroso, e dal cespuglio di mirto, caro alla dea, sullo sfondo e dal ramo di melo cotogno, indicante la fertilità.

In una sala è presentata una mostra al fine di attirare visitatori occasionali e di onorare l’acquisto dello Stato Italiano nel 2016 dagli eredi della nobile famiglia veneziana Rezzonico di alcuni dipinti di Pompeo Batoni, pittore settecentesco. Sui pochi pezzi domina l’imponente ritratto che Batoni realizzò per il Senatore di Roma nel 1766, Abbondio Rezzonico (1742-1810), in occasione del suo trionfale ingresso nel Palazzo Senatorio in Campidoglio. Un piccolo nucleo di altri dipinti illustrano il contesto dell’opera e della produzione del pittore. A confronto i due ritratti del Papa Clemente XIII Rezzonico, l’uno realizzato dallo stesso Batoni e l’altro dipinto dal suo rivale, Anton Raphael Mengs, in prestito dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna. Esposte altre opere della collezione dei dipinti settecenteschi delle Gallerie Nazionali, non sempre visibili, come gli eleganti ritratti del Conte Soderini e di Sir Henry Peirse, ancora di Batoni, e il singolare ritratto del Governatore Robert Clive di Anton von Maron.

Una degna conclusione è tuttavia rappresentata dalla contemplazione al primo piano de “Il trionfo della Divina Provvidenza”: scenografico salone affrescato tra il 1632 e il 1639 da Pietro da Cortona.400 metri quadrati celebrano il potere spirituale e politico dei Barberini attraverso una miriade di personaggi. Circondata da un alone di luce e con scettro in mano, Essa comanda alla Fama di incoronare lo stemma della famiglia Barberini. Dietro di lei sono sedute la Giustizia, la Pietà, la Potenza, Verità e Bellezza.

Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, 13. La mostra Batoni e i Rezzonico è fino al 23/04/2017. Orari: Martedì/domenica 8.30 – 19.00 (la biglietteria chiude alle 18.00).Biglietto: Intero 7 €; Ridotto 3,50 €; Biglietto Palazzo Barberini+Galleria Corsini (durata 3 giorni) 9 €; ridotto 4,5 €. Informazioni: tel. +39 06 4814591

10 febbraio 2017