L'informazione della Diocesi di Roma

Paola Turci racconta “Il secondo cuore” e la seconda vita

Intervista alla popolare cantautrice in partenza per il tour. A Roma sarà in concerto il 27 novembre all’Auditorium Parco della Musica

Alla vigilia del tour autunnale nei teatri italiani, che inizia il 15 novembre e fa tappa a Roma il 27 all’Auditorium Parco della Musica, Paola Turci si presenta anche con “Il secondo cuore New Edition”, album che oltre ai brani de “Il Secondo Cuore”, pubblicato a marzo, dopo l’esperienza sanremese, contiene tre nuovi inediti (il singolo “Off-line”, “Eclissi” e “Al posto giusto”), e un dvd con le immagini e le interviste inedite di Paola in tour, il backstage, le emozioni del pre-concerto, riflessioni a cuore aperto e performance inedite della cantautrice romana al pianoforte e alla chitarra.

È un periodo molto positivo per lei, 53enne con circa 30 anni di carriera, che si gode una ritrovata popolarità e gli apprezzamenti per una maturità che si ascolta nelle sue nuove canzoni e nelle sue recenti interviste. C’è anche la sua firma nelle prime 11 tracce de “Il secondo cuore”, album prodotto da Luca Chiaravalli su etichetta Warner Music Italy, insieme a quelle di Giulia Ananìa, Marta Venturini, Fabio Ilacqua, Niccolò Agliardi, Enzo Avitabile, lo stesso Chiaravalli e Fink. E quella che arriva è la figura di una donna che, nel tempo, ha acquistato una grande consapevolezza di sé. Non è solo una questione di immagine – che, per chi conosce la sua storia, segnata da un incidente stradale che il 15 agosto 1993 le sfregiò il viso, rimasto segnato da una profonda cicatrice -, sarebbe automatico pensare. Ma anche di energia che riflette dagli occhi, di vocalità piena, di sorriso che, dopo tante inquietudini, oggi rassicura prima di tutto se stessa.

Un “secondo cuore” e una seconda vita, verrebbe da dire ascoltandola. È stata lei stessa a dichiarare che quest’ultimo lavoro «rappresenta il frutto della realizzazione di me stessa». Un percorso iniziato mettendo nero su bianco la sua storia, con l’autobiografia “Mi amerò lo stesso”, pubblicata nel 2014 da Mondadori. Un titolo che evoca un grande lavoro interiore che Paola ha deciso di condividere e che oggi ritroviamo nelle sue nuove canzoni, legate da un diffuso senso di rinascita.

Come in “Fatti bella per te”, il brano sanremese, “La prima volta al mondo” dove il ritmo assomiglia al battito di un cuore che ricomincia a vivere come fosse la prima volta, “Combinazioni” (“E poi mi hai visto ridere di quel che non ridevo più e prepararmi ancora a ribaltare i piani”, canta lei nel ritornello), “La vita che ho deciso”, in cui svela l’identità del secondo cuore, ovvero la musica. Un album che vale la pena scoprire per conoscere la nuova Paola Turci, che si racconta intanto in questa intervista.

Come ti senti alla vigilia del tour?

C’è molta adrenalina, mi sento eccitata, ho voglia di cominciare e sono curiosa perché le prove mi hanno molto entusiasmato. I concerti sono la parte della festa che arriva dopo un tempo dedicato all’organizzazione. Sul palco io sto nel mio, la musica è il mio secondo cuore.

Come nasce questa new edition, a pochi mesi di distanza dalla prima?
In effetti non era prevista. Pensavo che quel disco fosse completo e lo era, ma mi stava accompagnando questa onda creativa che mi ha portato a scrivere ancora e la reazione è stata di fare, far sentire. Quando la mia manager ha sentito “Off line” ha detto subito che doveva diventare un nuovo singolo. Ed eccoci qua.

Nella copertina del disco, ci sei tu riflessa e con la parte destra del viso esposta. Dopo il grave incidente l’avevi nascosta per molti anni. Cosa vedi oggi?
Oggi vedo un elemento in più, un’occasione in più per stare al mondo. La mia cicatrice è diventata un arricchimento, mi ha segnato e insegnato, anche togliendo, penso alle privazioni, ai sacrifici, al dolore, elementi che in qualche modo mi hanno forgiata, fatta crescere, migliorata, e fatto capire meglio cosa è in realtà la vera essenza della vita.

Hai dichiarato che prima di quest’ultimo album non ti sentivi realizzata. Cosa ti mancava?
L’album rappresenta tutto il mio percorso, quello di una persona che ha lottato molto con le proprie debolezze e i propri limiti, pensando che fossero da nascondere. Ogni giorno facevo i conti con me stessa. Ho capito pian piano che potevo liberarmi da tutte le insicurezze. Oggi sono realizzata, in quanto vedo la me per intero, non ho più paura di me.

Quale delle ultime canzoni ti racconta meglio?
Tutte compongono la persona, forse quella che va più in profondità è “La vita che ho deciso”, che racconta la realizzazione di un sogno, quello che nonostante tutto sono riuscita a fare. Da piccola volevo vivere di musica e ci sono riuscita.

C’è un’immagine molto bella che dà il titolo a “Tenerti la mano è la mia rivoluzione”
Non è riferito a una persona, ma è un concetto ampio, le cose semplici, i gesti ordinari, a volte sono quelli più rivoluzionari. Sono arrivata a questa consapevolezza dopo un percorso in cui ho incontrato la fede e mi sento fortunata. Non pensavo di averne bisogno, non l’ho cercata. Ci sono state crisi, rabbia, ma è stato un percorso importante per acquisire consapevolezza. Non avrei mai pensato che la fede fosse così illuminante.

Nell’album riveli anche la tua romanità, con “Ma dimme te” cui partecipa anche l’attore Marco Giallini. Quanto sei legata a Roma?
Moltissimo, visceralmente! Da tanto desideravo cantare Roma e non avrei pensato di riuscire a scrivere una canzone così. Merito anche di Giulia Ananìa, una poetessa romana che ha saputo cogliere quello che volevo dire. Un omaggio a una donna forte, verace, come Anna Magnani, ma anche a quelle che hanno segnato la mia vita, come mia madre e mia nonna. Scoprire la poetica dialettale della mia città è stata una grande conquista. Da questa canzone è partito tutto il progetto dell’album, l’ho scritta, cantata e registrata in un giorno, come se fosse stata sempre lì già pronta e aspettasse di essere scoperta. Questo mi ha dato l’entusiasmo per il resto del lavoro, sono molto grata a questa canzone.

 

10 novembre 2017