L'informazione della Diocesi di Roma

Il Papa alle università cattoliche: aprire le porte ai rifugiati

Si tratta di uno degli auspici espressi da Francesco ricevendo in udienza i membri della Federazione internazionale delle Università cattoliche

«Le università cattoliche adottino programmi volti a favorire l’istruzione dei rifugiati, a vari livelli, sia attraverso l’offerta di corsi anche a distanza per coloro che vivono nei campi e nei centri di raccolta, sia attraverso l’assegnazione di borse di studio che permettano la loro ricollocazione». È uno degli auspici espressi questa mattina da Papa Francesco ricevendo in udienza i membri della Federazione internazionale delle Università Cattoliche (Fiuc), a conclusione del convegno su “Rifugiati e migranti in un mondo globalizzato: responsabilità e risposte delle università” che si è svolto alla Pontificia Università Gregoriana.

Secondo il Papa, «le università possono agevolare il riconoscimento dei titoli e delle professionalità dei migranti e dei rifugiati, a beneficio loro e delle società che li accolgono. Per rispondere adeguatamente alle nuove sfide migratorie – ha ammonito il Papa – occorre formare in modo specifico e professionale gli operatori pastorali che si dedicano all’assistenza di migranti e rifugiati». Dal Papa anche l’invito rivolto agli atenei cattolici «a educare i propri studenti, alcuni dei quali saranno leader politici, imprenditori e artefici di cultura, a una lettura attenta del fenomeno migratorio, in una prospettiva di giustizia, di corresponsabilità globale e di comunione nella diversità culturale».

Papa Francesco ha poi ricordato che «la Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale ha suggerito “20 punti di azione” come contributo al processo che porterà all’adozione, da parte della comunità internazionale, di due Patti Globali, uno sui migranti e uno sui rifugiati, nella seconda metà del 2018». Per il Papa, «in questa ed altre dimensioni, le università possono svolgere il loro ruolo di attori privilegiati anche nel campo sociale, come ad esempio l’incentivo al volontariato degli studenti in programmi di assistenza verso i rifugiati, i richiedenti asilo e i migranti appena arrivati».

«È importante riflettere sulle reazioni negative di principio, a volte anche discriminatorie e xenofobe, che l’accoglienza dei migranti sta suscitando in Paesi di antica tradizione cristiana, per proporre itinerari di formazione delle coscienze». Parlando con i partecipanti del convegno, il Papa ha riconosciuto: «Vi siete sentiti interpellati dalla realtà globale e complessa delle migrazioni contemporanee e avete impostato una riflessione scientifica, teologica e pedagogica ben radicata nella dottrina sociale della Chiesa, cercando di superare i pregiudizi e i timori legati ad una scarsa conoscenza del fenomeno migratorio».

Congratulandosi per questa scelta, il Papa ha voluto «evidenziare la necessità del vostro contributo» negli ambiti della ricerca, dell’insegnamento e della promozione sociale. «Ritengo sia opportuno – ha osservato – avviare ulteriori studi sulle cause remote delle migrazioni forzate, con il proposito di individuare soluzioni praticabili, anche se a lungo termine, perché occorre dapprima assicurare alle persone il diritto a non essere costrette ad emigrare». «Inoltre – ha proseguito – sono sicuramente degni di una maggiore valorizzazione dei molteplici apporti dei migranti e dei rifugiati alle società che li accolgono, come pure quelli di cui beneficiano le loro comunità di origine».

 

 

6 novembre 2017