L'informazione della Diocesi di Roma

Parlare di sessualità è «allenare a pensare e a comunicare»

Educare con serenità ad una cultura della salute sessuale può aiutare gli adolescenti a coniugare la dimensione del piacere con quella relazionale ed emozionale

L’uomo, fin dalla nascita, è un essere sessuale; la sessualità viene appresa e si sviluppa in diverse fasi durante la vita. Il periodo dell’adolescenza, da sempre, è stato considerato una fase della vita che ha destato un grande interesse culturale, sia dal punto di vista della scienza che da quello della letteratura. Il bisogno di identificazione sessuale porta il bambino a voler scoprire come si comportano e cosa pensano le persone del suo stesso sesso. I gruppi che si formano spontaneamente sono monosessuali ed al loro interno si trasmettono modelli, atteggiamenti e notizie (spesso confuse e distorte) sulla sessualità. Gruppi di sesso diverso si fronteggiano, ma il contatto personale e diretto viene evitato: l’altro sesso è troppo sconosciuto e fa paura. Con l’avanzare della pubertà e dell’adolescenza, inizia il desiderio dell’altro sesso che viene percepito come totalmente diverso e dal cui riconoscimento («sì, tu mi piaci») dipende la legittimazione della propria identità.

La pubertà e l’adolescenza rappresentano un profondo cambiamento nella sessualità dell’individuo. Lo sviluppo degli organi genitali, della peluria, del seno e le conseguenti modificazioni psichiche caratterizzano in gran parte l’adolescenza. Questi profondi cambiamenti fisiologici e psicologici avranno influenza sia dal punto di vista della realtà concreta sia da quello del mondo interno del ragazzo: assume così particolare importanza l’immagine del proprio corpo. L’adolescente lo ama e lo odia, spesso è motivo di vergogna, passa ore davanti allo specchio, cura la capigliatura seguendo o contrastando mode, e così via. Per le ragazze la prima mestruazione è una esperienza di grande importanza, in quanto sottolinea inequivocabilmente la loro femminilità e la possibilità di generare. La preparazione ricevuta e l’atteggiamento degli adulti ne influenzeranno il vissuto.

Il corpo, in quanto osservabile da sé e dagli altri, è il mezzo con cui il ragazzo si presenta al mondo, in particolare ai coetanei; molte delle convinzioni che si possono avere su se stessi si basano sul sé fisico, che comprende sia l’aspetto corporeo che le abilità fisiche. Facilmente l’adolescente trae un senso di sé sulla base della definizione che gli altri danno di lui e del suo apparire fisico.

È una stagione della vita che racchiude un insieme di cambiamenti e di informazioni a vari livelli (sociale, culturale, familiare, scolastico, ecc.), che spinge il ragazzo ad una analisi di sé e della relazione con gli altri. Oltre ai rapporti con gli adulti ed alla ricerca dell’autonomia, l’adolescente si deve confrontare con la crescita fisica, con le relative ansie derivanti da una maggiore consapevolezza di un corpo che cambia, con l’interesse sessuale e con le prime esperienze sentimentali. L’importanza del ruolo del corpo risiede non tanto nell’ampiezza delle trasformazioni, poiché queste avvengono anche in altri periodi della vita, quanto nella capacità del ragazzo di osservare se stesso in cambiamento e l’influenza di tale cambiamento su altri aspetti, tra i quali il modo di viversi la sessualità. L’aumentata osservazione di se stessi è accompagnata da una accresciuta capacità osservativa nei riguardi dei coetanei, ai quali si guarda con attenzione e con i quali ci si confronta continuamente soprattutto per valutare la propria adeguatezza ed il proprio valore personale. Questo è il contesto di riferimento dove si formano opinioni e si trasmettono atteggiamenti: sono gli amici ed i compagni di scuola che diventano fonte di informazioni sulla sessualità.

Sembra che il rapporto tra genitori e figli tenda ad oscillare tra autoritarismo – che nega il conflitto – e permissivismo, che evita il conflitto. È difficile per gli adulti accettare un clima di conflitto e considerarlo per la sua parte sana, che invece porterebbe alla comprensione e all’accettazione dell’altro come essere in grado di esprimere e discutere le proprie perplessità e disaccordi. Pertanto, l’adolescente si trova meno esposto alle critiche ed alle proibizioni se si rivolge ai coetanei. Sembra difficile per i ragazzi effettuare comunicazioni che portino a mettere in gioco la loro affettività\sessualità (sia con genitori che insegnanti), perché il loro vissuto pare essere il rischio di ottenere una risposta autoritaria e giudicante piuttosto che un supporto che possa aiutarli a rafforzarsi.

L’adolescente, in ambito sessuale, ha svolto una elaborazione personale delle esperienze biologiche, relazionali, sociali e morali maturata attraverso le azioni educative del contesto familiare e successivamente scolastico. Gli adolescenti, con l’irruenza e la provocazione che li contraddistinguono, spesso lanciano un appello chiaro, facendo intuire che si aspettano da parte dell’adulto, più che delle informazioni precostituite (sia sull’argomento sesso, ma anche più in generale), una disponibilità ad entrare in relazione con loro.

Parlare di sessualità con i ragazzi non dovrebbe significare “addestrare”, ma allenare a pensare, a ragionare, a comunicare e a mettersi in relazione con gli altri. Ai ragazzi vanno forniti strumenti che consentano una migliore interpretazione delle situazioni relative alla sessualità, allo scopo di colmare l’inadeguatezza ed il vuoto tra l’aspetto fisico e quello psicologico. Educare con serenità ad una cultura della salute sessuale può significare aiutare gli adolescenti a coniugare la dimensione del piacere con quella relazionale ed emozionale. (Lucia Calabrese, psicoterapeuta e sessuologa)

 

27 ottobre 2017