Sei persone indagate per divulgazione di immagini e video pedopornografici. L’indagine avviata dalla procura di Catania sul portale pedopornografico “Bibbia 3.0”, presente anche nel deep web, con vittime italiane e gestito da italiani, è partita da una segnalazione dell’associazione Meter, che lo aveva già individuato nel 2016. Il fondatore don Fortunato Di Noto commenta in una nota i primi risultati. E pone un interrogativo: «Perché in tanti sapevano e hanno taciuto?».

Il sacerdote sottolinea la «naturalezza impressionante» con la quale «chiedevano questo materiale e veniva caricato e scambiato. Tutto in italiano. La cosa ancora più grave – prosegue -: era anche prodotto all’insaputa delle vittime da parte di fidanzatini o persone adulte pedofile con una perversione devastante per i bambini ignari. Nessuno si è degnato di denunciare questo scempio, questa tragedia – prosegue -. La Polizia postale ora sta indagando di più, approfondendo questo tristissimo fenomeno che tocca in pieno i nostri minori italiani e non solo. Dove c’è un bambino, un minore, è necessario che ci muoviamo tutti, senza sosta».

Ora si aspettano gli ulteriori sviluppi dell’indagine. «Dobbiamo rendere giustizia a tutte le vittime, individuare chi ha messo online questa roba e le responsabilità sulla realizzazione dei video e delle foto con vittime minorenni – conclude don Di Noto -. È ora di fare un passo in avanti, altrimenti la lotta alla pedofilia non sarà servita a niente».

12 febbraio 2018