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Pedofilia, il Papa: «Nessuna grazia ai colpevoli»

Francesco lo ha chiarito, in un discorso a braccio, alla Pontificia commissione per la tutela dei minori: «La pedofilia è una malattia. Oggi si pente, ma dopo due anni ricade»

Papa Francesco non concederà la grazia a preti e religiosi condannati per pedofilia. Come riferisce l’agenzia Sir, lo ha detto lo stesso pontefice questa mattina, 21 settembre, ricevendo in udienza la Pontificia Commissione per la tutela dei minori: «Chi viene condannato per abusi sessuali sui minori può rivolgersi al Papa per avere la grazia», ma «io mai ho firmato una di queste e mai la firmerò. Spero che sia chiaro». Il motivo, secondo Francesco, è che «la pedofilia è una malattia. Oggi lui si pente, va avanti, lo perdoniamo, ma dopo due anni ricade».

Francesco ha consegnato alla Commissione il testo ufficiale e ha parlato per poco meno di 20 minuti a braccio. Rivolto ai membri della commissione ha aggiunto: «Non è stato facile cominciare questo lavoro: avete dovuto nuotare controcorrente», anche perché «la Chiesa è arrivata un po’ tardi. Sono consapevole di questa difficoltà, ma è la realtà». Per il Papa, continua il Sir, «l’antica pratica di spostare la gente per fronteggiare il ha addormentato un po’ le coscienze», l’analisi del Papa: «Ma grazie a Dio il Signore ha suscitato «uomini profetici nella Chiesa. Uno è il cardinale – ha detto il Papa rivolgendosi a O’Malley, alla guida della Commissione -, il quale ha coinvolto altri e ha cominciato questo lavoro di far salire il problema alla superficie e vederlo in faccia».

Poi il Papa ha chiarito come muoversi per il prossimo futuro: «Per il momento risolvere il problema degli abusi deve essere competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede. La strada da continuare con il nostro lavoro: nostro, perché è la Commissione, ma dentro la Santa Sede e con il Papa. Alcuni chiedono che vada direttamente alla Rota e alla Segnatura, al sistema giudiziale della Santa Sede», ha proseguito Francesco: «Ma in questo momento il problema è grave, è grave che alcuni non hanno preso coscienza del problema».

Il secondo passo per rispondere alle «tante lamentele» sulla questione degli abusi su minori da parte del clero è «aggiustare» la Commissione per i ricorsi, che «lavora bene ma deve essere aggiustata un po’ con la presenza di qualche vescovo diocesano che conosca il problema proprio “in situ”». «Si sta lavorando a questo», ha annunciato Francesco a proposito della Commissione presieduta da monsignor Scicluna, «che è un uomo che ha coscienza ben chiara del problema della pedofilia. Ma questa Commissione ha un problema – ha proseguito Francesco -. La maggioranza sono canonisti, esaminano se tutto il processo sta bene, e c’è la tentazione degli avvocati di abbassare la pena. Gli avvocati vivono di questo».

«Ho deciso di bilanciare un po’ questa Commissione – ha annunciato il Papa, sempre secondo il Sir – e anche di dire che un abuso sui minori, se provato, è sufficiente per non ricevere ricorsi. Se ci sono le prove, è definitivo. Perché una persona che fa questo, uomo o donna, è malata: è una malattia», ha spiegato Francesco. Terzo passo dell’iter dei casi di abusi: la richiesta di grazia al Papa. «Io non ho mai firmato una di queste e mai le firmerò – ha affermato Francesco -: Io non firmo le sentenze».

«Ho imparato dalle cose che diceva il cardinale» ha reso noto il Papa citando anche gli incontri con le vittime e i sopravvissuti degli abusi in Irlanda, Inghilterra e Germania. La pedofilia, l’analisi di Francesco, che ha citato in proposito una lettera di San Francesco Saverio, «è una brutta malattia, ma è una malattia vecchia. Credo che bisogna andare avanti con fiducia: è una cosa vecchia, ma nuova nella sistemazione qui in Curia».

 

21 settembre 2017