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«La scuola non indottrini»: una petizione a Mattarella

La raccolta di firme promossa da numerose associazioni contro i progetti ispirati al “gender” nell’educazione affettiva e sessuale. Allarme per un ddl in Parlamento

La raccolta delle firme promossa da numerose associazioni contro i progetti ispirati al “gender” nell’educazione affettiva e sessuale. Allarme per un ddl in Parlamento

Nella mattinata di ieri, martedì 5 maggio, sono state presentate al presidente della Repubblica le oltre 180.000 firme raccolte dalla petizione “Per una scuola che insegna e non indottrina”. La petizione è stata promossa da Age, Agesc, Giuristi per la vita, Movimento per la vita, Provita Onlus insieme ad altre 36 associazioni, affinché tutti gli studenti, spiega un comunicato dei promotori, «possano trovare nella scuola non ideologie destabilizzanti, ma un ambiente che permetta uno sviluppo sano della personalità, in armonia con le istanze etiche e il ruolo della famiglia che resta la prima responsabile dell’educazione dei figli».

La petizione scaturisce dall’impegno delle associazioni contro i progetti educativi ispirati all’ideologia “gender” e sostenuti da istituzioni nazionali e locali, anche a Roma e nel Lazio. I firmatari chiedono al Capo dello Stato di «intervenire, con la sua autorità giuridica e morale, presso gli organi competenti, affinché vengano presi i provvedimenti idonei» perché «venga rispettato il ruolo della famiglia nell’educazione all’affettività e alla sessualità e la sua definizione costituzionale di “famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”» e «si educhi a riconoscere il valore e la bellezza della differenza sessuale e al rispetto del corpo altrui ed al rispetto dei tempi della propria maturazione sessuale ed affettiva».

Soddisfazione per la disponibilità manifestata da Mattarella è stata espressa dal presidente di Pro Vita onlus, Toni Brandi, in un’intervista a Radio Vaticana: «È stata quella, delle tre autorità che abbiamo sollecitato (il premier Renzi e il ministro Giannini, ndr), che ha mostrato maggiore sensibilità al tema. Il presidente ha risposto con una bella lettera, con saluti, e ci augura successo. Una lettera positiva. Mentre gli altri neanche hanno risposto. Sono nove settimane, che noi cerchiamo un appuntamento con il ministro dell’Istruzione Giannini, che ne ha fissati due e poi li ha cancellati. Da Renzi non abbiamo avuto nessuna notizia».

Intanto, Brandi lancia l’allarme per un disegno di legge all’esame del Parlamento. «Noi stiamo mettendo insieme un dossier con numerosissimi casi di indottrinamento gender. Adesso questo indottrinamento è volontario, e le amministrazioni stanno “buttando” milioni e milioni di euro per promuovere queste teorie assurde, ma se passerà il ddl Fedeli, che è ora al Senato, tutto ciò sarà obbligatorio. Vuole erogare 200 milioni di euro a questo fine». Domenica scorsa è stato approvato un emendamento dalla settima Commissione della Camera dei Deputati, che introduce lezioni di parità di genere in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Una formula, denuncia Brandi, «dietro cui si nasconde l’ideologia gender».

Gian Luigi Gigli, presidente nazionale del Movimento per la vita, vede nella penetrazione dell’ideologia del gender «un’autentica opera di subdola colonizzazione culturale portata avanti anche da organismi pubblici quali l’Unar. Una logica che ritroviamo anche in iniziative legislative come la cosiddetta legge  “anti-omofobia” e quella sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Siamo impegnati a promuovere ogni opportuna azione per contrastare il diffondersi di questa ideologia. E il modo migliore per farlo è allertare le famiglie, affinché si oppongano al tentativo di indottrinare i loro figli dietro il paravento della lotta al bullismo o alla violenza di genere. Si tratta di non autorizzare i propri figli a partecipare alle iniziative promosse dalla associazioni LGBT e di opporsi nei consigli di istituto a che siano realizzate operazioni pseudoculturali a senso unico».

Per Fabrizio Azzolini, presidente dell’Age (Associazione italiana genitori), è l’iniziativa di «un vero movimento di popolo, dal basso, che informato rivendica il diritto a una scuola che educhi e formi i figli. Un popolo che puntualmente riempie teatri, saloni, piazze in cui in questi mesi le nostre associazioni Age locali stanno organizzando incontri informativi di base su queste tematiche: saranno i pionieri di un progetto nazionale di alto valore scientifico, più ampio e capillare, che l’Age sta mettendo a punto in questi giorni, che vedrà la nostra associazione anche impegnata a promuovere nelle scuole progetti di educazione alla sessualità, lotta agli stereotipi di genere e alla violenza sulle donne, come quelli che presto saranno organizzati a Bologna grazie a un accordo con la locale usl».

6 maggio 2015