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Pignatone al 25mo anniversario di Capaci: «Vigiliamo su Roma»

Al Teatro Ambra Jovinelli una mattinata dedicata a Falcone e Borsellino. Il procuratore capo della Capitale ai giovani: «Dite “no” alle scorciatoie»

Al Teatro Ambra Jovinelli una mattinata dedicata a Falcone e Borsellino. Il procuratore capo della Capitale ai giovani: «Dite “no” alle scorciatoie» 

È iniziato con un minuto di silenzio in memoria dei morti di Manchester l’incontro, al teatro Ambra Jovinelli, dedicato al 25mo anniversario delle stragi di Capaci e di via d’Amelio. «Siamo qui per rivendicare il coraggio di tante persone che rifiutano ogni mafia e terrorismo – ha sottolineato il presidente dell’Osservatorio regionale per la Sicurezza e la Legalità, Gianpiero Cioffredi -. Non consentiremo a nessuno di violare la nostra dignità di cittadini».

L’evento, promosso martedì 23 maggio dalla Regione Lazio, ha visto coinvolte 25 classi delle scuole secondarie del territorio, coordinate dal laboratorio Antimafia dell’Università La Sapienza. Ragazzi che venticinque anni fa, ai tempi degli attentati, non erano ancora nati. Oggi indossano tutti una maglietta arancione con una scritta dedicata a Falcone e Borsellino: “Le loro idee camminano sulle nostre gambe”. E proprio a questa platea così giovane si sono rivolti i due magistrati, impegnati ora alla procura della Repubblica di Roma, che in passato hanno operato in Sicilia e in Calabria contro Cosa Nostra e ‘Ndrangheta: Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino.

Nella Capitale, con la loro esperienza, hanno portato il “metodo Falcone”: coordinamento delle indagini a più livelli, una stretta collaborazione tra gli organi inquirenti, e quella capacità di “seguire il denaro” per tracciare le attività illecite della criminalità che ha permesso, da ultimo, di scoperchiare gli affari sporchi di “Mafia Capitale”. «Roma non è la Palermo degli anni ’70 e ’80 – ha precisato il procuratore capo Pignatone -. Ai tempi, i magistrati di turno si affannavano a correre da una parte all’altra della città siciliana funestata dai delitti di mafia: avevamo una media annuale di 150 morti ammazzati».

Ma nonostante ciò, la presenza di gruppi criminali attivi a Roma «è in grado di inquinare significativamente le istituzioni, la politica, l’economia e la società civile. Non c’è più bisogno di ammazzare perché qui ci sono soldi sufficienti per tutti». Il mercato della Capitale, aggiunge Prestipino, «offre moltissime potenzialità che attirano forme di criminalità diverse: da Cosa Nostra alla ‘Ndrangeta fino alla Camorra».

Qui, i soldi investiti si diluiscono nell’enorme flusso dei capitali che muove l’economia del territorio: «è questa una delle difficoltà maggiori che caratterizza le nostre indagini». Il confine tra lecito e illecito si fa così molto labile. «Quando i gruppi criminali sono in grado di infiltrarsi tra gli imprenditori – spiega Prestipino -, il passo che porta al contatto con le istiuzioni è breve. Così si stringono relazioni con pezzi della politica e dello Stato. Quando si arriva a questo vuol dire che la presenza a matrice mafiosa del territorio è molto forte».

Ma non bisogna disperare, «Roma è una città straordinaria – conclude Pignatone -, dalle grandi risorse. È giusto segnalare i pericoli della corruzione con la consapevolezza che ci si può risollevare». Ai ragazzi presenti, il procuratore capo racconta l’importanza dei “lenzuoli bianchi” nella Palermo degli anni ’90, quando «gran parte dei cittadini si sollevò contro la mafia esponendo alle finestre questi simboli di speranza». Se «riusciremo e riuscirete – rivolto ai giovani – a diventare una società in grado di dire “no” alle “scorciatoie” ai “favori” alle collusioni, saremo in grado di sconfiggere quello che – come diceva Falcone – essendo un fenomeno umano ha avuto un principio e avrà una sua fine. Spero siate voi a segnare quella fine».

«Ognuno può trovare nella propria vita un modo per lottare tutti i giorni – è il pensiero del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti -. Cerchiamo di non delegare ai soli magistrati il compito di difendere la legalità. La mafia colpisce persone sole davanti a platee che applaudono. Voi studenti siate gli anticorpi della legalità, grazie ai quali potremmo ancora credere che non tutto sia finito>.

Nel pomeriggio è arrivato il messaggio, affidato a una nota, del sindaco di Roma Virginia Raggi: «Nel giorno in cui ricorre il venticinquesimo anniversario della strage di Capaci, desidero ricordare la figura di Giovanni Falcone e di coloro che con lui persero la vita nell’attentato del 23 maggio. In tutti noi rimane la memoria e l’esempio di chi non si è mai arreso nella lotta contro le mafie e contro ogni forma di illegalità, di chi ha proseguito nel proprio lavoro di servitore dello Stato, pur sapendo di rischiare la vita ogni giorno. Al giudice Falcone, a Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, e agli agenti sopravvissuti alla strage, va l’affetto e l’omaggio della città di Roma».

23 maggio 2017