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Pillola abortiva in consultorio, nel Lazio è scontro

Polemiche per la decisione di sperimentare per 18 mesi la somministrazione. Mpv: illegittimo. Forum famiglie: tagli alla sanità sulla pelle delle donne

Polemiche per la decisione di sperimentare per 18 mesi la somministrazione della Ru486. Movimento per la vita: illegittimo. Forum famiglie: tagli alla sanità sulla pelle delle donne

De-ospedalizzare l’aborto chimico. Questa, in sostanza, la natura della sperimentazione proposta dalla Regione Lazio: un progetto per consentire la somministrazione della pillola abortiva Ru486 direttamente nei consultori familiari, e quindi in regime ambulatoriale, al di fuori degli ospedali. Una sperimentazione, appunto, che durerà 18 mesi, presentata all’interno del piano di riorganizzazione della sanità regionale, motivata dal fatto che il 15% delle interruzioni di gravidanza effettuate nel Lazio avviene oggi proprio in maniera farmacologica. Peccato però che la decisione contrasta con le normative nazionale che prevedono invece la somministrazione della Ru486 solo negli ospedali e nei poliambulatori, dato che l’aborto farmacologico richiede un’assistenza prolungata.

Il tavolo tecnico per l’elaborazione del progetto è stato istituito dalla Regione con una determinazione del 16 marzo scorso. La fase sperimentale dovrebbe essere attivata nel prossimo mese di maggio. Fase «del tutto illegittima», chiosa Olimpia Tarzia, vice presidente della Commissione Cultura e presidente del Gruppo Lista Storace in Consiglio regionale. Tarzia ha presentato un’interrogazione urgente per chiedere chiarimenti al presidente della Regione Nicola Zingaretti: «I consultori non possono essere assolutamente considerati poliambulatori pubblici». Annunciano un possibile ricorso al Tar anche dal Movimento per la Vita. «Dopo i concorsi riservati per medici non obiettori di coscienza, ora si è inventato anche l’aborto chimico in consultorio: ma l’iniziativa cozza sia contro la legge del 1975 istitutiva dei consultori familiari, sia contro la legge del 1978 che ha legalizzato l’interruzione volontaria di gravidanza», commenta il presidente Gian Luigi Gigli. La legge 194, ricorda ancora, «attribuisce ai consultori il compito di tutelare non solo la salute della donna ma anche quella del concepito». Ancora, «impone che l’aborto sia praticato da un ostetrico-ginecologo solo presso un ospedale o una casa di cura e assegna ai consultori anche il compito di fornire alle gestanti informazione e assistenza per contribuire a far superare le cause che potrebbero indurre la donna ad abortire».

Netto disaccordo anche dal Forum famiglie del Lazio. «Sono altre le urgenze e gli interventi che attendono risposte organiche e strutturate nella Sanità», dichiara la presidente Emma Ciccarelli, con il pensiero che corre a «famiglie con malati psichici che non riescono ad avere risposte, mamme oramai anziane che non ce la fanno a gestire le disabilità dei loro figli, liste di attesa per i servizi domiciliari ancora lunghe, famiglie che si trovano sole ad affrontare un malato di Alzhaimer». Di qui la richiesta al presidente Zingaretti di «rivedere questa scelta e lavorare più sulla prevenzione di tale fenomeno. L’aborto – conclude – è sempre un atto estremo per una donna e i tagli alla sanità non si fanno sulla pelle delle donne e dei bambini che portano in grembo».

6 aprile 2017