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Raphael Gualazzi e il messaggio di speranza di “Love Life Peace”

Intervista all’artista in concerto il 30 novembre all’Auditorium della Conciliazione: «Il divertimento musicale è il fil rouge delle composizioni»

Intervista all’artista in concerto il 30 novembre all’Auditorium della Conciliazione: «Il divertimento musicale è il fil rouge delle composizioni» 

Per i suoi 35 anni (l’11 novembre), Raphael Gualazzi si è regalato un nuovo singolo, “Lotta things”, tratto dall’album “Love Life Peace” pubblicato lo scorso settembre, che contiene anche la canzone che ha spopolato qualche mese fa, “L’Estate di John Wayne”. Presto dunque per sapere se piacerà al pubblico quanto il successo precedente, ma noi possiamo garantire sulla bravura di questo talento jazz prestato al pop, noto al pubblico televisivo per le sue partecipazioni al Festival di Sanremo, dove ha vinto la categoria giovani nel 2011 con “Follia d’amore” ed è tornato nel 2013 con “Sai (ci basta un sogno)”uno dei brani più belli del suo repertorio per chi scrive, e nel 2014, piazzandosi al secondo posto con “Libero o no”, che ha colpito per la presenza del coro gospel dei The Bloody Beetrots da cui era accompagnato.

Dal 17 novembre Gualazzi porterà in un tour serrato il nuovo progetto “Love Life Peace” (disco prodotto dalla Sugar di Caterina Caselli), 12 brani inediti, tra italiano e inglese, con echi che vanno da soul al blues, dall’r&b alla dance anni ’70 e ’80, dal rockabilly alla bossa nova. Dalle atmosfere vintage dell’estate, dove Pertini gioca a poker con John Wayne, al nuovo singolo sopracitato, dove il tema è la frenesia del consumismo, resa dalla velocità del ritmo del brano che diventa quasi uno scioglilingua.

Musica tradizionale siciliana e jazz di New Orleans si intrecciano in “Mondello beach”, cantata in un divertente dialetto ragusano-americano, come nelle migliori tradizioni di emigrazione del secolo scorso, per un omaggio a Nick La Rocca, musicista americano di origine siciliana che registrò il primo disco jazz della storia assieme alla sua band.

Il brano dì apertura “All Alone” è una ballad sulla solitudine con echi vagamente beatlesiani. Ballate sono anche “Say I do”, con la bella esplosione di cori finale e “Splende il mattino”, romantica dichiarazione d’amore dove si fondono soul anni ’60 e pop-rock in terzine.

Il duetto con Malika Ayane, “Buena Fortuna”, brano scritto da Raphael con Pacifico e Matteo Buzzanca (che ha prodotto e arrangiato l‘album), è un augurio rivolto a se stessi e agli altri per tutti i momenti della vita, su melodie latine. C’è un po’ di Ennio Morricone, di Leonard Cohen e di Tom Waits nel pezzo introspettivo “Quel che sai di me”, ed un bel groove in “Right to the dawn”, che rappresenta la spensieratezza dell’adolescente che vive dentro ognuno di noi. Domina il pianoforte in “Figli del vento”, che descrive l’esperienza del lancio con il paracadute che diventa metafora di un salto nel vuoto.

Ancora soul e R’n’B nel brano che dà il titolo all’album, “Love Life Peace and You”, dove si riconoscono i sintetizzatori analogici che ricordano i primi anni ’70, e ritmi disco anni ’80 in “Disco ball”. Nell’album, dall’insolito packaging del CD in 3D con la custodia che riproduce un pianoforte componibile come un puzzle tridimensionale, c’è anche la bonus track “Pinzipo”, firmata insieme a Paolo Buonvino per la famosa serie tv “Tutto può succedere”.

Insomma, si ballerà sulle sedie dei teatri dove Raphael – che si alternerà tra piano e tastiera – porterà in tour questo album insieme a sei musicisti (alcuni anche coristi) tutti polistrumentisti con una sezione fiati composta da tromba, sax e trombone ed una sezione ritmica con chitarra, contrabbasso (o basso elettrico), batteria. A Roma si esibirà all’Auditorium della Conciliazione il 30 novembre. Noi l’abbiamo raggiunto prima telefonicamente, per farci raccontare di questo progetto.

Compleanno in sala prove?
Esatto. Siamo in fase di allestimento del tour, ma intanto dobbiamo anche fare le prove musicali. Sarò accompagnato da sei musicisti, due francesi, al contrabbasso e chitarra e quattro italiani ai fiati e tamburo. Dalla data di Cagliari si aggiungerà anche un musicista americano.

Saranno concerti a tutto ritmo…
Il divertimento musicale è il fil rouge delle composizioni. Credo che la musica nasca per far divertire le persone ma può anche raccontare sensazioni in cui ci si può immedesimare. Dentro di sé ognuno percepisce le canzoni come crede. Quindi si balla, ma ci sono anche momenti di introspezione. Tecnicamente ci saranno molti brani dell’ultimo lavoro, e i principali successi dei precedenti album, oltre ad alcune rivisitazioni afro americane. Ho rivisitato anche miei brani ad hoc per questa line out, un concerto fatto su misura, insomma.

Love Life Peace: parole usate e talvolta abusate. Che senso hanno per te?
Un significato importantissimo, credo che in questo momento molto difficile, con una società sgretolata e paesi in guerra, sia importante accendere i riflettori su queste parole e ritrovarne il senso autentico.

Nel brano Lotta Things, che stai lanciando in questi giorni, c’è l’invito ad apprezzare le cose che si hanno e a lasciar perdere questo mondo bulimico e frenetico. Riflessioni non scontate per un artista 35enne all’apice del successo…
Ho vissuto 3 anni a Londra e mi sono reso conto che c’è molta disparità tra il primo mondo, quello di alcuni paesi occidentali, il nostro non saprei, forse secondo (!), e il cosiddetto terzo. Il nostro sistema si appoggia su tante ingiustizie che succedono alle spalle dell’altro mondo. Corriamo il rischio di allontanarci dalle cose che contano. Amore, pace e vita sono la nostra ricchezza più grande. Talvolta si perde il punto di vista sulle cose importanti e veniamo ingoiati dalla frenesia di alcune sciocchezze vissute come problemi. Non voglio fare prediche, lo dico soprattutto a me stesso. E non dimentichiamo che non serve andare lontano per incontrare il terzo mondo, che molti hanno in casa anche in Italia. Recentemente, ve lo dico in anteprima, sono stato coinvolto in un progetto di crowdfunding per acquistare un pianoforte per la nascente scuola di musica di Lampedusa e sta partendo un’iniziativa di sensibilizzazione per creare un festival con tutti i migranti. Mi ha fatto molto piacere partecipare, credo sia doveroso per noi, un modo per restare con i piedi per terra.

“Right to the dawn” è un brano sull’energia di un adolescente. Tu che ragazzo sei stato e che groove avevi in testa all’epoca?
Ho fatto esperienze molto diverse, nonostante il mio percorso classico. Con un gruppo facevamo standard jazz, con un altro suonavo rock in un capanno sperduto in campagna. Sì, ho anche un’anima rock e avevo anche una maglietta con l’immagine di Bob Marley! Con un altro gruppo ho scoperto le regine del blues e mi sono appassionato alle briografie dei miti di questo genere. E poi tanto funk, ascoltando in particolare King Floyd, un artista americano poco conosciuto da noi. Di quel periodo mi ricordo veramente l’energia che avevamo. Potevamo stare tutta la notte a fare jam session senza stancarci mai. La passione per quello che fai ti tiene vivo, ma vale ancora oggi.

 

14 novembre 2016