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Regolamento di Dublino: «Riforma è rottura con il passato»

Soddisfatte le associazioni che si occupano di rifugiati. Per Uverna McGowan di Amnesty «Nuovo sistema eviterà sofferenze inutili». Karen Mets, Save the Children: «Primo passo per il cambiamento»

Il voto del Parlamento Ue per riformare il Regolamento di Dublino è una «importante rottura con il passato»: lo afferma Iverna McGowan, direttrice dell’ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee, commentando la notizia secondo la quale il Parlamento europeo è giunto a una posizione sulla riforma del sistema di Dublino, che stabilisce i criteri per determinare uno Stato membro responsabile delle richieste di asilo presentate nell’Unione europea, consentendo così i negoziati con il Consiglio europeo.

«Per anni il sistema di Dublino ha causato
inutili sofferenze a troppi richiedenti asilo e rifugiati – osserva -. Il voto di oggi apre la strada a un sistema che darà dignità ai richiedenti asilo, privilegiando i loro legami familiari, nonché una distribuzione equa tra gli Stati membri europei. Così com’è il sistema di Dublino non funziona per i richiedenti asilo – ricorda McGowan -, che sono costretti ad avere esaminate le loro richieste nel loro primo Paese d’ingresso, e non funziona per quei Paesi europei per i quali questo comporta un onere ingiusto. Il voto di ieri contribuirà a creare un sistema migliore, di vera solidarietà, che potrebbe funzionare per tutti».

La proposta della Commissione europea aveva sostanzialmente mantenuto il vecchio approccio secondo il quale la responsabilità verteva sul primo Paese di ingresso. Essa aveva inoltre proposto una “procedura di ammissibilità obbligatoria”, che consentiva essenzialmente una prima selezione delle richieste di asilo, senza tenere conto delle richieste dei singoli individui, sulla base dei concetti di Paesi terzi sicuri e primo Paese di asilo. Tuttavia il Parlamento europeo ha respinto questa proposta.

«La scelta del Parlamento Europeo – ha dichiarato Karen Mets, Senior Advocacy Adviser di Save the Children, è un primo passo importante nella riforma di un sistema che ha costretto troppi minori soli e famiglie a rimanere nei paesi di ingresso come l’Italia e la Grecia, impedendogli in molti casi di ricongiungersi con familiari, amici o comunità in altri paesi europei. Le conseguenze dell’immobilismo sono agghiaccianti, e i minori bloccati nei campi nei paesi di ingresso hanno sviluppato gravi stati di ansia, soffrono di depressione e incubi notturni. Alcuni di loro sono arrivati addirittura a tentare il suicidio».

20 ottobre 2017