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Restaurato e aperto al pubblico il “Carcere di San Pietro”

Terminati i lavori di recupero sotto la chiesa di San Giuseppe dei Falegnami. Qui vennero reclusi Giugurta e Vercingetorige, il re dei Galli

Terminati i lavori di recupero sotto la chiesa di San Giuseppe dei Falegnami. Qui vennero reclusi Giugurta e Vercingetorige, il re dei Galli

Dopo un anno di scavi e restauri archeologici, finanziati da privati, riapre nella Capitale il Carcer Tullianum, più comunemente conosciuto come Carcere Mamertino. Monumento tra i più importanti e affascinanti della Roma repubblicana, il Tullianum è sito al di sotto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami e si affaccia sul Foro Romano a cui ora si potrà accedere anche da un nuovo ingresso, dal lato del Campidoglio. Prigione dell’antica Roma dove venivano reclusi i nemici dell’Urbe, ovvero coloro che rappresentavano una minaccia alla stabilità politica della città, la struttura viene identificata come il Carcere di San Pietro, in quanto vi sarebbe stato recluso l’apostolo fondatore della Chiesa. Tra i prigionieri illustri anche Giugurta, re della Numidia, e Vercingetorige, il re dei Galli.

foto di Riccardo Auci
foto di Riccardo Auci

 Fino a un anno fa, quando è stata chiusa per una terza campagna di scavi archeologici, la prigione era costituita da due ambienti. Altri, ora, sono stati scoperti e saranno visitabili a partire dal 21 luglio prossimo. In uno di questi è stato anche ritrovato un affresco, databile tra il XIII e XIV secolo, raffigurante la Madonna della Misericordia. Ciò si può spiegare perché il carcere, edificato nel VI secolo a.C. sotto il regno di Servio Tullio, intorno al VII secolo d.C. perse la sua funzione di prigione diventando luogo di culto cristiano e la chiesa di San Pietro in Carcere, che si erge al livello superiore della prigione, racconta il cambiamento.

«La riapertura del Carcer Tullianum – spiega Francesco Prosperetti Soprintendente per l’area archeologica centrale di Roma – rappresenta un momento importante per la vita culturale della Capitale. Le indagini archeologiche degli ultimi anni ci restituiscono non solo un monumento celeberrimo, ma la sua straordinaria vicenda, legata a doppio filo con le origini di Roma e l’intera storia della città». Anzi, della storia della cristianità. Si racconta che «fu proprio l’apostolo – come spiega monsignor Liberio Andreatta, vice presidente dell’Opera Romana Pellegrinaggi che ha coordinato l’intero progetto – a far scaturire l’acqua che poi utilizzò per battezzare i reclusi e i carcerieri». Nel carcere è presente infatti una sorgente, denominata acqua Tulliana, che risale ancora oggi dalla falda sottostante il Tullianum.

carcere-mamertinoLa nascita di un piccolo spazio museale illustra la storia del sito archeologico attraverso il materiale rinvenuto nel corso degli scavi: oggetti, resti animali e vegetali, tra i quali la polpa e i semi di un limone. «È il più antico ritrovamento di un limone in un contesto archeologico del Mediterraneo – spiega il direttore archeologo per l’Area di Roma, Patrizia Fortini -. Era parte delle offerte per un rito votivo e le analisi al radiocarbonio lo datano al 14 d.C., molto prima, cioè, di quello che fino a oggi si pensava, ritenendo che il limone fosse arrivato dall’Asia».

Saranno esposti anche gli scheletri
di un uomo, di una donna e di una bambina, risalenti al XI o VIII secolo a.C. e che testimoniano l’occupazione di quest’area già nell’Età del Ferro. La visita al sito archeologico, la cui gestione è affidata all’Orp, è arricchita di un percorso multimediale che prevede anche l’uso di tablet, su cui è possibile vedere le ricostruzioni degli ambienti originari e leggere approfondimenti su quanto ritrovato durante i lavori degli archeologi. Per le prenotazioni: www.orp.org.

 

 

14 luglio 2016