Ricciardi al Campus Bio-Medico: priorità alla «medicina delle relazioni»

Il presule ha visitato il policlinico universitario, incontrando personale e malati, e celebrando la Messa nella cappella. L’invito: «Attenzione alla vita di tutti e a tutta la vita». Anche «nella prova più dura»

Si è svolta in un clima di familiarità la visita di ieri mattina, 8 febbraio, del vescovo Paolo Ricciardi, ausiliare della diocesi di Roma e delegato per la Pastorale sanitaria, al Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, sulla Laurentina. Alla vigilia della Giornata mondiale del malato di domenica, accompagnato dal cappellano don Robin Weatherill il presule ha incontrato medici, infermieri e operatori sanitari e ha salutato alcuni pazienti ricoverati presso il nosocomio: per tutti una stretta di mano e l’interessamento paterno rispetto alla propria mansione o in merito allo stato di salute.

Proprio dell’importanza delle relazioni umane, complementari ai trattamenti sanitari, Ricciardi ha parlato confrontandosi con Rossana Alloni, direttore clinico, e Paolo Casorati, segretario generale della direzione del policlinico universitario. «Visitando gli ospedali – ha detto – vengo a conoscenza di tanta sofferenza ma incontro anche tanta umanità in quella “medicina delle relazioni” che, nella società odierna dello scarto, fa davvero la differenza».  Ancora, il presule ha sottolineato il valore della cura e della bellezza estetica degli ambienti ospedalieri perché «i colori e la luce aiutano a risollevare lo spirito», così come ha apprezzato il progetto di musicoterapia attivo da un anno presso il reparto di Day-hospital: grazie a una convenzione con il conservatorio romano di Santa Cecilia, 6 allievi prestano volontariamente questo servizio allietando con le loro note chi si sottopone alle terapie infusionali oncologiche ed ematologiche o per malattie croniche-degenerative.

Ricciardi ha visitato inoltre l’unità di oncologia medica e la nuova ala della terapia intensiva, un unico spazio aperto con 16 posti letto che garantisce i più elevati standard tecnologici e di sicurezza per chi riceve le cure e per gli operatori sanitari: il vescovo si è intrattenuto con alcuni malati e ha dialogato con infermieri e studenti specializzandi, impartendo loro una benedizione. All’interno del nosocomio, infatti, oltre all’attività sanitaria si svolge quella di didattica e ricerca con gli allievi dei corsi di laurea di Medicina e chirurgia, Infermieristica e Tecniche di radiologia dell’Università Campus Bio-Medico. «La nostra attività si caratterizza proprio per l’esercizio sinergico con il lavoro clinico – ha spiegato Daniela Tartaglini, direttore dell’Unità e della Scuola infermieristica -; lavoriamo su moduli interdisciplinari in linea con i nuovi bisogni di salute e per garantire una sinergia tra gli operatori e il lavoro in team».

Ancora, Lucio Trodella, primario di Radioterapia oncologica, ha presentato a Ricciardi le moderne strumentazioni di precisione per la cura dei tumori. Quindi, il vescovo ha celebrato la Messa con il personale nella cappella dell’ospedale: «Di fronte all’umanità malata, nel corpo e nello spirito – ha ammonito -, non possiamo chiudere il cuore. La malattia non conosce età, stato sociale, cultura o religione», perciò, nel mettersi a servizio dell’altro, curandolo «è necessario riconoscere, al di là delle malattie, i malati, o meglio, le persone». Ancora, l’invito a coltivare le relazioni umane «sbriciolando amore tra le persone con l’attenzione reciproca», a fronte del «rischio di far prevalere una mentalità aziendalistica». In conclusione, l’invito all’«attenzione alla vita di tutti e a tutta la vita: medici e operatori sanitari collaborino perché il malato possa gustare la vita anche nella prova più dura».

9 febbraio 2018