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Rifugiati e richiedenti asilo, troppa burocrazia e pochi diritti

Presentato il Rapporto annuale 2017 del Centro Astalli. Galantino: «Dare risposta più competente e celere a chi chiede protezione internazionale»

Presentato il Rapporto annuale 2017 del Centro Astalli. Galantino: «Occorre dare risposta più competente e celere a chi fa domanda di protezione internazionale»

Dei 65 milioni di rifugiati nel mondo, oltre la metà ha il volto di un bambino: è il triste record del 2016, raccontato dal Centro Astalli nel suo ultimo Rapporto, presentato stamattina, martedì 11 aprile, al Teatro Argentina.  Nello specifico, la rete dei Gesuiti, da sempre impegnata sul fronte dell’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo, ha posto l’accento sui dati italiani: 181.436 sono le  persone sbarcate nel nostro Paese lo scorso anno, di cui 25.772 minori non accompagnati, mentre sono state avanzate 123mila richieste di  protezione internazionale. Dei 30mila ai quali si è cercato di dare risposta ai diversi bisogni (abitativi, sanitari, ecc.) grazie al lavoro di 634 volontari, circa 15mila vivono a Roma: numeri importanti che danno conto degli sforzi del Centro Astalli e lo autorizzano  a denunciare ciò che inceppa la macchina dell’accoglienza in Italia.

«Continuano a essere molti gli ostacoli che impediscono a richiedenti e titolari di protezione internazionale di fruire effettivamente di diritti che pure sarebbero loro garantiti per legge – spiegano gli ideatori del dossier -. Uno dei primi scogli è l’iscrizione anagrafica, che rappresenta uno dei presupposti necessari per avviare e proseguire qualsiasi percorso d’inclusione sociale, poiché consente alle persone l’accesso effettivo ai diritti sociali». Derivano infatti dalla residenza diritti e servizi come l’assistenza sociale, l’iscrizione nelle liste per l’assegnazione dell’alloggio di edilizia pubblica, il rilascio della carta d’identità e di altre certificazioni anagrafiche necessarie, ad esempio, al conseguimento della patente. Ugualmente forte è la denuncia della politica di chiusura adottata da molti Paesi europei nei confronti dei migranti. «Sono stati ben 5.096 i morti e dispersi nel Mediterraneo nel 2016, ai quali possiamo già aggiungerne alcune centinaia nei primi mesi del 2017. Una strage quasi quotidiana imputabile – sottolinea con forza padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli – alla scelta dei governi europei di non creare vie legali di accesso al nostro continente per chi è in pericolo».

«È disdicevole la commozione a giorni alterni – rimarca la presidente della Camera Laura Boldrini, intervenuta alla presentazione del Rapporto -, frutto di un cinismo politico inaccettabile. Ci indigniamo quando vediamo le immagini di Ailan o della strage dei bambini a Idlib in Siria, ma al tempo stesso nei giorni dispari parliamo di muri e respingimenti». Quanto all’impegno dell’Italia, il segretario generale della Cei Nunzio Galantino, pur riconoscendo la bontà di molte cose realizzate (come la legge sull’accoglienza obbligatoria di minori non accompagnati), propone che si estenda la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno umanitario anche ai diniegati, «stimati nei prossimi mesi in 40mila, per evitare situazioni di irregolarità, soprattutto al Sud, che genererebbero sfruttamento, mancata tutela della dignità della persona e insicurezza. Ripartire dalla legalità è fondamentale – ha sottolineato il vescovo – sia per chi potrà fermarsi in Italia sia per chi dovrà rientrare nel proprio Paese. La legalità e l’impegno a farla rispettare è il primo passo verso una politica seria e intelligente di accoglienza e di inclusione dei migranti». Per Galantino, inoltre, occorre «riuscire a dare una  risposta più competente e più celere alle persone che fanno domanda di protezione internazionale» e «arrivare a un sistema unico e diffuso di accoglienza in Italia che risponda a medesimi standard».

In tutto questo c’è un nodo cruciale: l’informazione mediatica e il ruolo che essa ha nel plasmare le opinioni dei cittadini, ai quali il fenomeno migratorio viene spesso raccontato come un’invasione che il nostro Paese subisce passivamente. «Mai come in questo momento – è l’opinione dell’associazione fondata da Padre Arrube, sede italiana del Jrs-Jesuit Service Refugees – è importante comunicare efficacemente le esperienze  positive e creare occasioni di incontro sereno tra cittadini e rifugiati. In tal senso,  il vero investimento resta la scuola, contesto ideale in cui portare avanti questa azione di informazione e sensibilizzazione». All’onda «xenofoba e nazionalista» che «sta travolgendo l’Europa del diritto e della civiltà», occorre opporre, secondo Emma Bonino, presente all’incontro con la stampa, «una nuova idea di futuro dell’Europa». Un’idea che abbia il sostegno di chi è chiamato a raccontarla nei media e nei dibattiti pubblici sull’immigrazione, trasformando un racconto «fatto di paure e di menzogne» in un altro racconto che, «pur non negando le criticità che esistono, sappia convincere i cittadini europei che i migranti possono divenire, da emergenza, grande opportunità, anche economica, per un’Europa che invecchia sempre di più».

11 aprile 2017