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Ritratto di Pilato, «enigma tra storia e memoria»

Aldo Schiavone dipinge un ritratto appassionato e rigoroso del Procuratore di Giudea, «un cristiano nel cuore», in un libro di grande intensità stilistica

Aldo Schiavone dipinge un ritratto appassionato e rigoroso del Procuratore di Giudea, fino a definirlo «un cristiano nel cuore», in un libro di grande intensità stilistica

Chi fu davvero il Procuratore di Giudea? Michail Bulgakov, con la fervida fantasia che lo contraddistingueva, lo immaginò nel dormiveglia disteso su un giaciglio fra brocche di vino e il fidato cane. Secondo Anatole France il prefetto romano da vecchio non si sarebbe nemmeno ricordato gli eventi che condussero alla morte di quel profeta sfortunato. Aldo Schiavone, uno degli storici italiani più importanti, ce ne consegna un ritratto appassionato e rigoroso in un libro raro, scritto con grande intensità stilistica, ed è forse questo l’elemento più sorprendente, Ponzio Pilato. Un enigma tra storia e memoria (Einaudi, pp. 175, 22 euro), che si potrebbe leggere come un giallo esistenziale alla Friedrich Dürrenmatt se non fosse per il tema, davvero incandescente e non liquidabile in senso puramente narrativo, che ci riporta al perno da cui scaturì la civiltà occidentale: la nascita del cristianesimo.

Tante sono le intuizioni, sempre legittimate dalle fonti storiche, presenti nel testo alle quali qui possiamo soltanto accennare: la difficile e con ogni probabilità incongrua definizione di «processo» allo scopo di definire gli accadimenti che condussero alla condanna di Gesù («Tutto lascia piuttosto pensare a una concitata seduta di un’assemblea di notabili svolta in uno stato d’eccezione»); lo scardinamento del vecchio rapporto fra politica e religione monoteista («Quando Gesù dice che il suo regno non è di questo mondo sta letteralmente capovolgendo su se stessa la tradizione della teocrazia giudaica»); il superamento, da parte dell’accusato, della sostanza politica sulla quale pareva fondarsi il dialogo con l’accusatore («Per ora Gesù, nel mondo degli uomini, è soltanto il “testimone” della verità…, non colui che la impone»); la quasi certa mancanza del popolo di Gerusalemme al momento cruciale dello scambio con Barabba («Per Giovanni, tutto si compie all’interno di una cerchia ristretta: Pilato, Gesù e i sinedriti – una triangolazione serrata ed esclusiva»); l’acuta descrizione del carattere e della cultura di Pilato («È probabile che non avesse alcun solido convincimento religioso; semmai qualcosa di molto vicino a uno sfumato eclettismo politeista, forse venato di scetticismo: era l’aria del tempo. Questo non gli avrà impedito di essere superstizioso e suggestionato dal soprannaturale, come molti romani, non solo della sua epoca»).

Il governatore, posto di fronte a Gesù, sembra vacillare, folgorato dalla presenza carismatica del suo interlocutore e dunque quasi costretto ad accettare il disegno supremo che questi, con poche scarne parole e altrettanto incisivi silenzi, gli mostra. Aldo Schiavone, senza sottoscrivere la definizione di Tertulliano il quale, forse sapendo cose che a noi non sono giunte, arrivò a definire il prefetto «un cristiano nel cuore», propende verso un’implicita intesa: «Un tacito e indicibile patto, che spinse Pilato nella direzione che Gesù riteneva inevitabile».

11 aprile 2016