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A Santa Dorotea la notte dei Santi con la Comunità Gesù Ama

La celebrazione eucaristica con il vescovo Gianrico Ruzza, quindi l’evangelizzazione di strada. Il presule: «Qui è il luogo in cui dobbiamo portare il Vangelo, sulla strada polverosa»

“Keep calm and be light”. Una scritta bianca su fondo giallo la sera del 31 ottobre campeggiava sulla chiesa di Santa Dorotea, a Trastevere: “Sta’ calmo e sii luce”. Un invito a entrare in chiesa per l’adorazione eucaristica nella notte che ormai è diventata di mostri e streghe. Ma non tutti sono d’accordo. «Sono italiana e sono cristiana, perché dovrei festeggiare Halloween?”, domanda Alessandra, della Comunità Gesù ama che martedì 31 ottobre ha organizzato una serata di evangelizzazione in strada. Alessandra ribadisce con forza: «Non è la nostra cultura. Questa è la notte di Ognissanti». E non chiamatela anti Halloween: «Vogliamo raccontare il nostro incontro con Dio», spiega il fondatore Ciro Fusco. Il vescovo del settore centro Gianrico Ruzza ha celebrato la Messa, prima che i ragazzi si avviassero per le stradine del rione romano, e durante l’omelia non si è stancato di ripeterlo: «Non stiamo combattendo una crociata, proponiamo una vita». Il parroco di Santa Dorotea fra Umberto Fanfarillo, dei Frati minori conventuali, ha ringraziato la Comunità: «Questo spazio è terreno da irrigare da coltivare, terreno che ha bisogno di acqua e di vita. Faccio un appello: la vostra deve essere una presenza che deve essere accolta nella comunione, nella fraternità. Sono felice che siate qui a Trastevere, mi auguro siate anche nelle altre parrocchie».

Il centro, ha detto Ruzza, è una zona particolare: «Come zona pastorale ci siamo radunati una settimana fa per riflettere su come essere presenti in un centro storico, questa è anche una vetrina. Bisogna incontrare le persone per come sono, per come si presentano, con le loro domande. L’uomo che si fa le domande è un uomo che ha già la fede dentro di sé. Stasera in giro ci saranno ragazzi che stanno sfuggendo dalla festa di Halloween, oppure che stanno per per andarci. Provochiamoli». Qui, ha proseguito, «è il luogo in cui dobbiamo portare il Vangelo, sulla strada polverosa, perché lo è», ha scherzato rivolgendo una piccola frecciata all’amministrazione. «Domani forse lo scriveranno, ma non è questo il punto». Per il vescovo è importante tornare riflettere su che cos’è la festa dei Santi. «Non è un caso che sia collegata alla morte, i morti si ricordano il giorno dopo. Oggi viviamo in una cultura che vuole cancellare la morte. I bambini di oggi non devono conoscere la morte, ma il 31 ottobre si devono vestire con i segni della morte. È il paradosso di questo tempo». Con la morte, ha proseguito, oggi è al bando anche la morte sulla croce. «Invece dobbiamo gioire, esultare, perché noi domani, ma già stasera, celebriamo la vittoria di Cristo sulla morte».  I santi, ha proseguito «sono testimoni della vita di Gesù».

Dopo la Messa e l’adorazione eucaristica, i ragazzi sono andati dai passanti dandogli un foglietto con scritto “Sii luce, per te stesso, per gli altri, nonostante le correnti del mondo, che possono trascinarti lontano o le mode del momento”. Quindi li hanno invitati a entrare in chiesa e a scrivere una preghiera, «qualcosa di personale per fermarsi a riflettere», spiega Fusco: «Per questo abbiamo messo delle ceste davanti all’altare, dove le potessero posare, accanto un altro cesto dove prendere delle frasi del Vangelo. Dio ha una parola giusta per tutti». Non è facile convincere così su due piedi qualcuno a lasciare la propria serata per fermarsi a pregare: «Anche se ci riuscissimo con una persona sola per noi sarebbe comunque una gioia», rimarca Alessandra. Pochi minuti dopo c’è già qualcuno che entra in chiesa e comincia a scrivere. Per monsignor Ruzza i giovani hanno bisogno d’amore per se stessi e per gli altri: «Perché mascherarci da persone sorridenti se non abbiamo capito il senso della vita? Un’ipocrisia. Una maschera per mostrarci felici quando non lo siamo».

2 novembre 2017