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Save the Children sul Reddito d’inclusione: «Rafforzare il welfare»

L’associazione stima in 700mila i possibili minori beneficiari della misura, su un totale di 1.8 milioni di potenziali destinatari

Secondo Save the Children sono 700mila i possibili minori beneficiari del reddito d’inclusione, su un totale di 1.8 milioni di potenziali destinatari. «Si tratta di bambini – scrivono dall’associazione – spesso colpiti da deprivazioni che riguardano aspetti essenziali della loro vita come la salute, la nutrizione, l’educazione e il cui futuro, per questo, rischia di essere compromesso». Per Raffaella Milano, direttrice dei programmi Italia Europa dell’associazione, «Affinché la strategia di contrasto alla povertà minorile sia efficace, è necessario che al reddito d’inclusione, il quale rappresenta un positivo passo avanti, siano affiancate adeguate misure rivolte in modo mirato ai bambini e ai ragazzi in condizioni di svantaggio».

In dieci anni «le famiglie in condizione di povertà assoluta con minori sono quintuplicate, passando dal 2% del 2006 al 10% del 2016: attualmente sono 669.000 i nuclei in tale situazione di disagio, per un totale di 1.292.000 bambini (il 36% dei quali ha meno di 6 anni), che rappresentano il 12,5% della popolazione sotto i 18 anni nel paese; il numero di minori in povertà assoluta ha registrato, in un solo anno (dal 2015 al 2016), un incremento del 14%. Il nuovo sussidio nazionale entrerà in vigore dal primo gennaio 2018, sostituendo il sostegno per l’inclusione attiva (SIA): nella fase di prima applicazione, fino al 30 giugno, ne beneficeranno potenzialmente circa 500.000 nuclei familiari, di cui 420.000 con minori; da luglio, quando il sussidio diventerà universale (vengono meno i requisiti familiari e sussistono solo quelli economici), i nuclei saliranno a 700.000».

«È importante che gradualmente la misura di sostegno arrivi a tutti i minori in povertà assoluta e che nella definizione del progetto personalizzato per il raggiungimento dell’autonomia non siano coinvolti i soli membri adulti del nucleo familiare, ma anche i bambini e gli adolescenti: è un passaggio indispensabile per individuare i loro bisogni e renderli protagonisti attivi, al pari del resto della famiglia, di questo percorso. Come rilevato dall’Alleanza contro la povertà, alla quale Save the Children aderisce, l’esperienza del Sia ha evidenziato una scarsa presenza di processi di ascolto e partecipazione dei minori. Una possibilità che è prevista, oggi, dalla legge sul contrasto della povertà e che vorremmo fosse applicata in modo sistematico: solo quando l’ascolto e la partecipazione dei bambini rappresenteranno la prassi, e non l’eccezione, sarà data la necessaria centralità alle loro esigenze e aspettative» prosegue Raffaela Milano.

«Anche un rafforzamento del sistema di welfare è indispensabile. Attualmente è previsto che i servizi sociali territoriali siano ampliati con una quota non inferiore al 15% del Fondo povertà e che 600 operatori siano selezionati per dedicarsi in modo esclusivo ai beneficiari Rei all’interno dei centri per l’impiego. Interventi di questo tipo sono imprescindibili e urgenti. Per fornire ai nuclei familiari con minori gli strumenti dei quali hanno bisogno per raggiungere una effettiva autonomia, occorre potenziare i servizi sociali territoriali e i servizi dedicati, in particolare, alla prima infanzia, gravemente carenti proprio nelle regioni dove si concentra la povertà minorile».

 

1° dicembre 2017