L'informazione della Diocesi di Roma

Tra le ferite di Roma, col sorriso di Cristo

Il cuore gioisce mentre fa memoria della nascita di Gesù, ma abbiamo bisogno di mettere la vita al servizio di chi ci chiede ragione della nostra fede

Il cuore di tutti gioisce mentre fa memoria della nascita di Gesù, ma abbiamo bisogno di mettere la nostra vita al servizio di chi ci chiede ragione della nostra fede

Alcuni giorni fa, in una borgata romana, una famiglia straniera cui era stato assegnato un alloggio popolare ha dovuto rinunciare a quel diritto tanto desiderato per l’intolleranza di alcuni abitanti del comprensorio, che non hanno accolto i forestieri. Senza entrare nel merito di un triste episodio di esclusione, sembra proprio che la storia si ripeta e che anche oggi torni alle cronache uno dei tanti rifiuti rivolti a fratelli bisognosi. Avvenne così anche a Betlemme: non c’era posto per loro!

Giunge il Natale e tutti siamo invitati a meditare in occasione della memoria liturgica della nascita del Salvatore. Non possiamo separare la gioia, sottolineata dalla parola dell’apostolo Paolo per la bontà di Dio che appare, dalla responsabilità di manifestare oggi l’impegno di creare condizioni di vita dignitose e oneste per ogni essere umano. La nostra città non dimentica le ferite subite per gli scandali causati dalla corruzione. Simultaneamente la comunità civile è chiamata a far fronte alla richiesta di accoglienza originata dal fenomeno migratorio che chiede urgentemente risposte chiare e solidali da parte dell’Italia. È lecito pensare e sperare che possa esserci un cambiamento di mentalità nei confronti di tanti che sbarcano sulle coste della penisola per cercare rifugio dalla sofferenza e dalla povertà?

E che ciò non avvenga solo per i sentimenti tradizionali di bontà derivanti dal Natale ma per un’autentica presa di coscienza nata dalla conversione dei cuori? Tante comunità della diocesi si sono attivate per accogliere i migranti e per compiere gesti concreti di solidarietà e di prossimità. Le notizie buone, si sa, non godono dei titoli di prima pagina, ma credo sia giusto annunciare anche la buona notizia di una Chiesa locale che si fa carico dell’uomo ferito e cerca di chinarsi sui bisogni degli ultimi, adeguando le modalità delle risposte alle mutate necessità delle odierne crisi umanitarie e sociali.

Accanto alle buone notizie, tuttavia, è presente la preoccupazione crescente per coloro che perdono il lavoro e rischiano di vivere nella sofferenza della precarietà. Non possiamo dimenticare la solitudine di moltissimi anziani; né intendiamo sorvolare sulla condizione di tanti adolescenti e giovani che rimangono vittime dell’inganno ed entrano in dipendenze letali come quelle dell’alcool, delle sostanze chimiche, del gioco d’azzardo. Soprattutto in vista di queste necessità immediate vorremmo vivere il Tempo del Natale come un momento di responsabilità in cui sentirci impegnati nel farci servi degli uomini, anche nelle situazioni estreme e nelle frontiere di un’umanità smarrita.

Abbiamo da poco concluso l’Anno Santo straordinario della Misericordia. Abbiamo pregato per celebrare nelle nostre comunità il dono grande della Misericordia divina; abbiamo anche visto lunghe file di pellegrini giunti a Roma da ogni parte del mondo per incontrare Papa Francesco e pregare con lui; per tutti è stato possibile vedere segni concreti di solidarietà e di vicinanza verso i sofferenti soprattutto nei gesti profetici del Papa compiuti nei “venerdì della Misericordia”. I sacerdoti hanno sperimentato personalmente l’abbondanza della grazia divina nel celebrare il sacramento della riconciliazione: spesso ho sentito dire che il tempo e le energie dedicati alle confessioni risultavano insufficienti, dato che moltissimi fratelli chiedevano di accostarsi al perdono divino, mossi dal clima giubilare.

L’Anno Santo ha regalato a tutti i credenti una “lettera d’amore” che celebra la forza e la potenza del sacramento del matrimonio, inneggiando alla gioia dell’amore: nelle nostre parrocchie, nelle comunità e nei movimenti stiamo leggendo e approfondendo il testo prezioso dell’esortazione apostolica “Amoris laetitia” che è la bussola per il cammino della diocesi in questo anno pastorale. Un patrimonio che desideriamo custodire gelosamente. Nella notte del Natale i nostri occhi possono contemplare il Mistero: «Dio solo, il cuore di tutto, il Bambino nella grotta. L’umiltà più fonda; il silenzio, segno della gloria. Non al di là, non domani: tutto è segno della Presenza e la Presenza è l’Amore» (Divo Barsotti). Bellezza e preoccupazione convivono dinanzi all’icona del Presepio. Il cuore di tutti gioisce mentre fa memoria della nascita di Gesù, ma abbiamo bisogno di mettere la nostra vita al servizio di chi ci chiede ragione della nostra fede, di chi ci chiede un aiuto concreto per ridare senso compiuto alla propria esistenza, di chi ci bussa per respirare con la speranza eterna. Gesù a tutti dona il sorriso dell’accoglienza e della benevolenza. A noi chiede di esserne i servi.

23 dicembre 2016