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Settimana sociale, monsignor Santoro: «Lavoro degno è risposta»

Nel corso della presentazione dell’evento, che si terrà a Cagliari da 26 al 29 ottobre, l’arcivescovo di Taranto: «Condividere le tante esperienze positive»

Saranno «i volti, le facce delle persone» a orientare i lavori della 48ma Settimana sociale dei cattolici italiani che si svolgerà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre. A dirlo è stato monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali. Durante la presentazione in diretta streaming di mercoledì 4 ottobre, il presule ha sottolineato che «il lavoro degno è una risposta al bisogno che c’è in ciascuno di noi. Il bisogno di vivere, di realizzarsi. Il bisogno del pane, degli affetti, dell’infinito. Nella nostra vita c’è un bisogno globale che abbraccia tutto e attraverso al lavoro si dà una risposta al bisogno che abbiamo».

Nel titolo della manifestazione il programma dell’evento: «Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo e solidale». Nel suo intervento monsignor Santoro ha citato alcune problematiche come il numero dei disoccupati, i “neet”, la precarietà, il caporalato, l’insicurezza, le morti sul lavoro, le agromafie e le ecomafie. Ma anche le «buone pratiche che sono in atto». Si tratta di «tante esperienze positive» come il “Progetto Policoro” e quello dei “Cercatori di LavOro” che «vogliamo sostenere» perché «i quattro aggettivi diventino realtà».

Riferendosi poi ai 1.500 delegati che saranno a Cagliari, l’arcivescovo ha assicurato che «insieme troveremo linee per offrire soluzione concrete, formuleremo delle proposte da presentare poi al Parlamento italiano e a quello europeo». Servirà «l’apporto creativo di ciascun delegato per giungere a risposte reali e praticabili». E «nelle singole diocesi dovrà esserci un nucleo che indichi alla gente come trovare la strada per le soluzioni. Bisognerà riattivare un cuore che indichi cammini di risposta ai problemi del quotidiano, per offrire speranza».

Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse e vicepresidente del Comitato schientifico, ha parlato dei «quattro registri comunicativi» che caratterizzano l’evento: denuncia, racconto, buone pratiche e proposte. Per quanto riguarda la denuncia, il vicepresidente ha annunciato che a Cagliari sarà allestita «una mostra che – ha spiegato – racconterà per immagini il lavoro che non ci piace, che non vogliamo. A questa si aggiungeranno tre testimonianze di lavoratori che precederanno gli interventi di «decisori»: il ministro Claudio De Vincenti e Marco Bentivogli, segretario generale della Fim-Cisl. Sarà poi proiettato un «docu-film sul lavoro che vogliamo in cui sono raccontare sette storie straordinariamente belle, eccellenti, intervallate con considerazioni, riflessioni, preoccupazioni, piccole conquiste, grandi speranze di una famiglia di Taranto, per non dimenticare i volti di chi non riesce ancora a trovare una storia di soddisfazione personale».

Rispetto alle “buone pratiche”, Gatti
ha osservato che «abbiamo trovato una grandissima energia, una grande capacità generativa, una capacità di applicare buone idee a situazioni imprenditoriali». Suddivise nei filoni “scuola”, “impresa”, “amministrazione locali”, il vicepresidente ha rilevato come «alleanze spesso non a tavolino tra i soggetti danno vita a esperienze interessanti». Delle 400 «buone pratiche» verrà fatto un «album perché siano considerate replicabili e insegnamenti per migliorare lo sviluppo di queste esperienze». Alcune di queste verranno visitate dai delegati presenti a Cagliari. Gatti ha poi ricordato che nell’ultima parte dell’Instrumentum Laboris sono presenti una trentina di punti che sono proposte.

A proposito delle «nuove tecnologie, alla loro invasività, all’aumento di robot e macchine capaci di lavorare in autonomia», il vicepresidente ha sottolineato che non serve «un atteggiamento di inutile e sterile contrarietà ma un «atteggiamento critico che ci aiuta a governare questo passaggio». C’è bisogno di «una cultura che vuole affrontare a viso aperto questo passaggio che ha tante opportunità ma anche tanti rischi». Le proposte che usciranno dai lavori di Cagliari saranno «immediatamente cantierabili, strutturali e utopistiche».

Tra quelle utopistiche, Gatti ha richiamato quella che prevede di «inserire nello statuto della Banca centrale europea accanto al parametro dell’inflazione, come riferimento per manovrare le leve della politica monetaria, quello dell’occupazione. Federal Reserve negli Stati Uniti e Bank of England nel Regno Unito hanno già questi riferimenti». D’altra parte «o l’Europa fa un passo deciso e si occupa del “pilastro sociale” oppure difficilmente potrà reggere». Il vicepresidente ha concluso evidenziando l’importanza del «dopo Cagliari» perché «è lì che si realizza almeno una parte delle cose che stiamo cercando di costruire».

 

 

5 ottobre 2017