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Sacerdoti nel web: poeti e pastori per dare un'anima a internet

Si è svolto l’11 maggio il convegno in occasione della 44^ Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Un momento di riflessione sul messaggio di Benedetto XVI che ha messo in luce l’importanza del sacerdote nel vasto mondo del web. L’iniziativa per la prima volta è stata promossa dall’Ufficio comunicazioni sociali insieme alle Paoline, la Cei, Avvenire, l’Ucsi e l’Università lateranense

«La rete è un importante spazio di pre-evangelizzazione, un luogo di incontro tra credenti e non credenti in cui il sacerdote può svolgere un prezioso ruolo di guida, attraverso la sua maturità culturale e spirituale, contrastando la tendenza all’omologazione culturale presente nel web». A parlare è il portavoce della Cei, monsignor Domenico Pompili, che ha aperto il convegno per la 44^ Giornata mondiale delle comunicazioni sociali.

L’iniziativa, promossa dalla diocesi di Roma, le Paoline, la Cei, l’Ucsi, Avvenire e l’Università lateranense, ha approfondito lo scorso 11 maggio il tema del messaggio del Papa: “Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola”: «La prima qualità del prete – ha proseguito monsignor Pompili – è quella di ridurre le distanze rispetto a chi non frequenta abitualmente la chiesa. Il sacerdote dovrebbe aprire il mondo virtuale alla verticalità, senza la quale la rete sarebbe vuota e autoreferenziale, e dovrebbe essere autorevole in virtù della sua testimonianza».

Il ruolo del sacerdote nel web è dunque di fondamentale importanza, come sostiene Benedetto XVI, ma occorre professionalità e competenza: «Dobbiamo imparare a usare i linguaggi della comunicazione crossmediale – ha sostenuto monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano e presidente della Nei-Avvenire – non semplicemente adattando il messaggio ma mettendo “vino nuovo in otri nuovi”, ossia Cristo nell’oggi, quel bisogno di salvezza che internet non dona, l’anima che internet non ha». «Ai preti – ha aggiunto monsignor Pompili, citando Rahner – è chiesto di essere poeti: la parola poetica consente al lettore di interpretare la propria esistenza, una conchiglia in cui è racchiuso il vasto mare dell’eternità».

Durante il convegno è stato consegnato a padre Raniero Cantalamessa il premio “Paoline Comunicazione e Cultura” 2010: «Non c’è una verità così profonda – ha spiegato Cantalamessa parlando del suo rapporto con i media – che con il linguaggio adatto non si possa comunicare a tutti. Bisogna calare la Parola nella vita, comunicare non se stessi ma la Parola di Dio. Il ruolo del sacerdote nei media è determinato dalla sua vocazione di annunciatore».

Nella sessione serale, che si è svolta al teatro del Seminario romano maggiore, è intervenuto anche il webmaster della parrocchia di san Frumenzio, Federico Crispolti, che ha raccontato la sua esperienza decennale nella realizzazione del sito web parrocchiale: «Dal 2006 ad oggi – ha detto – i contatti del sito sono passati da circa 16mila a più di 48mila. Un risultato dovuto alla perseveranza di chi quotidianamente si è impegnato a lavorare per questo progetto superando molte difficoltà: «Il sito riflette un po’ le attività della parrocchia – ha proseguito Crispolti – con l’idea di aprirsi sempre più al territorio».

Ha chiuso la serata Angelo Moriconi, un catechista della parrocchia Santa Bernadette Soubirous a Roma, che ha testimoniato quanto sia importante il web anche per la preghiera, dalla riflessione sul vangelo del giorno, mediante una mailing list delle clarisse francescane del Sacro Cuore, alla meditazione sul santo, attraverso il sito www.santiebeati.org, per concludere con la liturgia del saltero grazie all’applicazione i.breviary per i telefoni i.phone.

13 maggio 2010

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