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Social network, i pediatri: «I genitori non sottovalutino i pericoli»

Il 98% dei 14-19enni ha uno smartphone; in media hanno avuto accesso a internet intorno ai 9 anni. «Il fenomeno non deve preoccupare ma l’evoluzione tecnologica porta con sé pericoli che hanno come bersaglio i più giovani»

Internet e i social network non sono il male, ma i genitori vigilino e «non sottovalutino la naturale ingenuità dei figli». È l’appello dei pediatri di famiglia che aderiscono al sindacato Simpef. Oggi il 98 per cento dei ragazzi dai 14 ai 19 anni possiede uno smartphone e in media hanno avuto accesso a internet e aperto un profilo social intorno ai 9 anni. «Il fenomeno di per sé non deve preoccupare, sta nella normale evoluzione delle cose – afferma Rinaldo Missaglia, segretario generale Simpef -. Certamente deve cambiare l’attenzione che i genitori devono dedicare ai propri figli. L’evoluzione tecnologica porta con sé una serie di problematiche e pericoli che hanno come bersaglio i più giovani, facili prede per la naturale ingenuità di questa età». 

Due sono i principali rischi: il cyberbullismo o l’addescamento e la dipendenza dalla tecnologia. «Al di là dei chiari problemi di ragazzi che subiscono abusi, cresce il disagio psicologico», aggiunge Monica De Angelis, direttore scientifico del dipartimento formazione del Simpef. Quella dei millennials è la prima generazione che cresce in una società nella quale è naturale essere sempre connessi. L’effetto sull’uso precoce dello smartphone o dei computer, a volte già nei primi anni di vita, è spesso sottovalutato. «Non solo è dimostrato che non ci sono miglioramenti nelle performance con tali strumenti, ma al contrario esistono elevati rischi di disagio psicologico», aggiunge Cinzia Bressi, docente di psichiatria all’Università degli studi di Milano.

Per quanto riguarda il cyberbullismo, uno degli aspetti poco considerati da ragazzi e genitori è che la diffusione di foto imbarazzanti o intime, una volta che viene iniziata tramite social network o whatsapp, non si riesce più a fermarla. «È impossibile cancellarle – sottolinea Angelo Parente, direttore tecnico capo della Polizia postale -. Ad ogni invio, per esempio tramite whatsapp, la foto finisce su più dispositivi e non si riesce a rintracciarli tutti. Per questo prima di fare invio bisogna pensarci bene».

23 ottobre 2017