La notizia è stata diffusa in anteprima dalla Reuters: un gommone di migranti è affondato ieri, 9 gennaio, al largo delle coste libiche. Le vittime sarebbero almeno 50, anche se la guardia costiera di Tripoli non ha ancora diffuso dati ufficiali e lascia intendere che le persone annegate, provenienti da Paesi africani e dirette verso l’Europa, potrebbero essere molte di più.

Secondo quanto riferito dalla Reuters, nella giornata di ieri sono state attivate imbarcazioni della Guardia costiera per soccorrere tre gommoni in difficoltà, riuscendo a portare in salvo 300 persone. Uno dei gommoni era però quasi completamente sott’acqua: si sono salvate solo 16 persone rimaste ancora a bordo. «Abbiamo trovato il gommone con i migranti intorno alle 10 del mattino – ha dichiarato il comandante dell’operazione di salvataggio – e abbiamo messo in salvo 16 migranti. Il resto dell’equipaggio non c’era più e non abbiamo trovato né superstiti né cadaveri». I sopravvissuti sono stati trasferiti nella base navale di Tripoli.

Dal Centro Astalli parlano di «ennesimo oltraggio alla vita umana», esprimendo il timore che la conta delle vittime sia destinata ad aumentare: secondo le testimonianze dei superstiti, il gommone su cui erano stati imbarcati dai trafficanti conteneva 100 persone. L’ennesima tragedia dunque rappresenta un «doppio oltraggio: per le condizioni disumane in cui uomini e donne sono costretti a morire e per un’indifferenza sempre più dilagante da parte di istituzioni nazionali e sovranazionali e purtroppo anche della società civile».

Il Centro Astalli chiede a istituzioni nazionali ed europee «una tempestiva azione umanitaria di ricerca e soccorso in mare per le imbarcazioni in difficoltà, consentendo approdo sicuro in un porto europeo, e l’istituzione immediata di un canale d’evacuazione dalla Libia per i migranti in transito e in detenzione in un Paese in cui dignità, sicurezza e diritti umani non sono garantiti». Ancora: «In questa settimana che si conclude con la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato per la Chiesa Cattolica chiediamo alla comunità cristiana e a tutti gli uomini e le donne di fede di reagire al torpore dell’indifferenza e all’orrore che si consuma ogni giorno a casa nostra, nel nostro mare».

10 gennaio 2018