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Sud Sudan, dal Papa sostegno a tre progetti umanitari

Salute, lavoro ed agricoltura al centro dell’intervento di Francesco al fianco della popolazione civile stremata da quattro anni di guerra 

Salute, lavoro ed agricoltura al centro dell’intervento di Francesco al fianco della popolazione civile stremata da quattro anni di guerra 

Se il Santo Padre è stato costretto a rinviare la prevista visita in Sud Sudan a causa del conflitto in corso, non significa che abbia dimenticato le drammatiche condizioni di quella popolazione. Anzi. Se possibile, la sua attenzione si è moltiplicata. Così ha deciso di avviare un progetto di aiuti concreti che è stato presentato dal cardinale Turkson, prefetto del dicastero per lo Sviluppo umano integrale: «Si tratta di un’iniziativa che va ad affiancare, sostenere ed incoraggiare l’opera delle diverse congregazioni religiose e organismi di aiuto internazionale che sono presenti sul territorio e che si prodigano instancabilmente a soccorrere la popolazione e a promuovere il processo di sviluppo e di pace». Concretamente, sono stati messi a disposizione 100.000 dollari dal Pontefice, 131.000 dal Segretario di Stato e altrettanti dall’ex Pontificio consiglio Cor Unum, confluito nel dicastero guidato da Turkson.

Tre le aree in cui si articola il progetto di aiuti: salute, educazione e agricoltura. Nel primo campo i fondi andranno a due ospedali gestiti dalle missionarie comboniane. Il primo è quello di Wau nell’omonima diocesi dello stato del Western Bahr el-Ghazal, aperto nel 2011, che ha una capacità di 105 posti letto, cura in media 300 pazienti al giorno e assicura circa 40.000 ricoveri l’anno. Il secondo è quello di Nzara, nella diocesi di Tombora-Yambio. Ha 150 posti letto, di cui 68 del reparto pediatrico. Toccante la testimonianza di suor Laura Gemignani, la comboniana che da 4 anni, dopo 28 passati in Etiopia, si occupa della struttura.

«Il progetto del Papa ci commuove, è diventato un papà della nostra comunità. Noi siamo lì dal 1954 ed è importante questa continuità perché la popolazione comprende e apprezza che non siamo di passaggio, come tante Ong. Spesso questa gente si sente abbandonata dal mondo intero. Abbiamo solo 16 infermieri e un unico medico che sta in ospedale giorno e notte per tutte le emergenze. Ci sono anche due “clinical officer”, che sono una figura intermedia tra medico e infermiere e che rischiano la vita ogni giorno perché hanno capito che noi vogliamo dare qualcosa in più rispetto alle Ong, la vicinanza». E per farlo capire, ha raccontato un aneddoto: «Quando l’ambasciata italiana venne a prenderci per evacuarci, suor Sara Antonini, che era responsabile dell’ospedale, rispose che finché ci fosse stato un solo paziente non lo avrebbe lasciato».

Nel settore dell’educazione l’aiuto del Papa andrà a “Solidarity with South Soudan”, un’associazione che raccoglie alcune congregazioni religiose presenti nel Paese che forma e aggiorna insegnanti della scuola primaria. Come ha spiegato suor Yudith Pereira Rico, altra religiosa che ha partecipato alla presentazione, «gli studenti che completano il corso di studi ottengono il certificato riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione del Sud Sudan. Il centro accoglie studenti che rappresentano 14 gruppi etnici diversi». Suor Yudith ha raccontato anche le attività formative svolte a Malakal fino al dicembre del 2013, quando il conflitto ha ridotto in cenere il progetto e la struttura è stata occupata dalle milizie. L’aiuto del Papa servirà a sostenere 16 studenti con borse di.

Infine, per quanto riguarda l’agricoltura il supporto dato dal Santo Padre verrà destinato in modo particolare ai programmi di acquisto di sementi e di attrezzi agricoli a favore di 2500 famiglie nelle diocesi di Yei, Tombura-Yambio e Torit – nelle zone in cui è possibile coltivare. Il progetto è realizzato a livello diocesano dalle rispettive Caritas. Il cardinale Turkson ha anche accennato agli interventi di mediazione portati avanti dalla Santa sede tra le parti in conflitto, in cui è stato personalmente coinvolto. Ha ricordato, tra l’altro, il tentativo di far incontrare i leader delle due fazioni a Roma. «Purtroppo l’arcivescovo di Giuba consigliò di aspettare per verificare l’attuazione degli accordi di Addis Abeba e quello fu un errore perché nel frattempo ci fu un nuovo attacco al palazzo presidenziale e tutto saltò. Da allora i telefoni con cui ci tenevamo in contatto non funzionano più e ora stiamo cercando di riavviare dei contatti» ha concluso il cardinale.

 

21 giugno 2017