In Sud Sudan è tempo di raccolti. Eppure neanche questo basterà a porre fine alla fame, dato che il conflitto persiste nella maggior parte del Paese e un’inflazione elevatissima mette il cibo fuori dalla portata di molti. È il grido d’allarme contenuto nell’ultimo aggiornamento dell’Integrated food security phase classification (Quadro integrato di classificazione della sicurezza alimentare), pubblicato ieri, 6 novembre, dal governo del Sud Sudan, dalla Fao, dall’Unicef, dal World food programme e da altri partner umanitari. Anche la malnutrizione è peggiorata rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con rilevamenti che mostrano tassi di malnutrizione nella maggior parte delle comunità ben al di sopra della soglia di emergenza fissata dall’Organizzazione mondiale della sanità al 15% e con oltre il 30% della popolazione malnutrita in diverse province. Si prevede che più di 1,1 milioni di bambini sotto ai cinque anni saranno malnutriti nel 2018, di cui quasi 300mila in condizioni di grave malnutrizione e ad aumentato rischio di morte.

«Troppi bambini sono affamati in Sud Sudan – denuncia il rappresentante Unicef in Sud Sudan Mahimbo Mdoe -. Almeno uno su cinque di quelli che lottano per nutrirsi ha meno di cinque anni. Questo ha creato una crisi di malnutrizione che sta mettendo a rischio molte vite». Anche la stagione dei raccolti, dichiara Serge Tissot, rappresentante della Fao nel Paese, «non ha portato molto sollievo ai milioni di persone del Sud Sudan che non hanno abbastanza cibo. La “cintura verde” del Paese è stata devastata dai combattimenti e la ricerca di una soluzione pacifica a questa tragedia provocata dall’uomo dovrebbe essere la priorità assoluta o la situazione non potrà che peggiorare l’anno prossimo». Si prevede infatti che la situazione della sicurezza alimentare si deteriorerà all’inizio del 2018 e la “stagione della fame”, quando in genere le famiglie esauriscono il cibo prima del raccolto successivo, inizierà tre mesi prima del solito.

A destare maggiore preoccupazione è la zona di Greater Baggari, una sottoarea dell’ex Wau, dove almeno il 10% della popolazione si trova ad affrontare condizioni di carestia, perché i disordini hanno fortemente limitato tutte le attività di sostentamento e l’assistenza umanitaria. Le organizzazioni impegnate nell’area sono tutte concordi: c’è urgente bisogno di un corridoio umanitario da Wau a Greater Baggari.

7 novembre 2017